Da un’inchiesta del The Guardian emerge che gli artisti sono in burnout per la pressione di inseguire gli algoritmi di TikTok e Instagram. L’82% del traffico internet è ormai composto da video e la produzione di short-form content è cresciuta del 71% nel solo 2024.
Il comico Stewart Lee ammette di dover cedere alla pressione dei social per non perdere il pubblico, pur temendo che la logica dell’algoritmo finisca per plasmare la forma stessa delle sue performance. Kingsley Hall, voce del gruppo Benefits, parla di “un concorso di popolarità logorante”, mentre il musicista jazz Yarni ha calcolato di aver trascorso quattro ore al giorno nel 2025 a creare contenuti video, “senza quasi toccare uno strumento”. A fare da contraltare, la comica Lorna Rose Treen ha trovato nei video virali un trampolino verso il Saturday Night Live britannico, mentre un giornalista musicale anonimo racconta di aver riscoperto un pubblico grazie ai contenuti su camera, pur partendo da una forte resistenza iniziale.
La preoccupazione è che il mezzo stia colonizzando il messaggio. Lee avverte che molti artisti costruiscono ormai il proprio lavoro a partire dai contenuti promozionali, invertendo il rapporto tra opera e comunicazione. La fondatrice di Ebonix, Danielle Udogaranya, sottolinea come il ciclo di post, performance e visibilità costante possa trasformarsi silenziosamente in burnout. Sembra un aut-aut: adattarsi o rischiare l’irrilevanza.
Leggi l’articolo completo “‘This craving to go viral is tiresome’: the artists sick of the pressure to promote on social media” su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (16/04/2026).

