I regolatori internazionali hanno lanciato questa settimana un monito sul boom dell’AI: i mercati azionari stanno raggiungendo livelli paragonabili alla bolla delle dotcom. Ma il vero problema, sottolinea l’editoriale del Guardian, è che il capitalismo continua a non evolversi per sopravvivere ai propri eccessi. L’analisi richiama gli insegnamenti di Charles Kindleberger e Hyman Minsky, economisti che studiarono le crisi cicliche del capitalismo.
Dalla mania dei tulipani del 1636 a oggi, ricorda lo storico Kindleberger, lo schema si ripete: nuove opportunità di profitto portate all’eccesso, seguite da panico e crollo. Eppure, “gli investitori non imparano mai e le banche centrali imparano troppo tardi”, osserva il Guardian. Secondo Minsky, il capitalismo funziona sulla fiducia reciproca degli investitori, creando cicli in cui periodi di stabilità incoraggiano l’assunzione di rischi sempre maggiori, fino al collasso. Secondo lui, la soluzione non stava nella moderazione morale degli investitori ma in un ripensamento istituzionale; un “grande governo” capace di proteggere la società quando i mercati vacillano e una “grande banca” in grado di contenere la speculazione.
Oggi, l’ascesa dell’IA riproduce invece molti degli elementi di questo ciclo; startup senza prodotto che raccolgono miliardi, capitali che inseguono mode più che utili e indici gonfiati da aspettative irrazionali. Anche figure centrali del settore, come Sam Altman a Jeff Bezos, riconoscono i segnali di una bolla. In questo contesto, l’approccio di Minsky suggerirebbe limiti al credito e politiche fiscali che orientino i capitali verso tecnologie socialmente utili. Il punto, sottolinea l’editoriale, non è stigmatizzare chi assume rischi, ma costruire un sistema capace di gestire i suoi eccessi.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (08/07/2025).

