Secondo quanto riportato dal Guardian, OpenAI starebbe preparando un’offerta pubblica iniziale per il 2026 con una valutazione di mille miliardi di dollari, una delle IPO più grandi della storia. L’operazione permetterebbe di raccogliere almeno 60 miliardi per finanziare l’espansione infrastrutturale necessaria allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Il CEO Sam Altman ha definito la quotazione “il percorso più probabile” date le ingenti necessità di capitale, sebbene la società sottolinei che l’IPO non sia attualmente la priorità.
La trasformazione è resa possibile dalla recente ristrutturazione che ha convertito il core business in società for-profit, mantenendo il controllo formale dell’ente non-profit originario fondato nel 2015. L’operazione ha assegnato a Microsoft una quota del 27% nella nuova entità, valutata 500 miliardi di dollari, spingendo la capitalizzazione del colosso tecnologico oltre i 4mila miliardi.
I numeri evidenziano però diverse criticità che alimentano il timore di una bolla. Nei primi sei mesi del 2024 OpenAI ha registrato ricavi per 4,3 miliardi ma perdite operative di 7,8 miliardi. L’enorme entusiasmo degli investitori, tuttavia, solleva timori di una possibile “bolla dell’IA”. Secondo la Bank of England, i mercati azionari sarebbero vulnerabili a un improvviso calo di fiducia sull’impatto economico dell’intelligenza artificiale.
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Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (03/05/2025).

