Il boom dell’intelligenza artificiale sta per presentare il conto ai consumatori. Le trimestrali dei grandi gruppi tecnologici — Google, Microsoft, Amazon, Meta, Apple, Samsung — disegnano un quadro inequivocabile: la domanda di chip di memoria esplode, l’offerta non regge, e i prezzi dell’elettronica di consumo sono destinati a salire.
Microsoft ha già ammesso che spenderà 25 miliardi di dollari in più del previsto solo in componenti. Samsung registra profitti record e avverte che la carenza di chip si aggraverà nel 2027. Tim Cook non usa giri di parole: i costi della memoria peseranno sempre di più sul business Apple. Lenovo, Dell e HP avevano già anticipato rincari tra il 15 e il 20% a gennaio. Texas Instruments ha alzato i listini fino all’85%. Il prossimo smartphone o laptop costerà di più: è quasi certo.
Nel frattempo, il Pentagono ha siglato un accordo con sette colossi tech — tra cui Google, OpenAI e Microsoft — per integrare i loro sistemi nelle reti militari classificate, mentre Anthropic ha rifiutato di firmare. Di fronte a questo, la risposta dei lavoratori non si è fatta attendere: i dipendenti di Google DeepMind nel Regno Unito hanno chiesto il riconoscimento sindacale, motivando la scelta anche con le preoccupazioni per l’uso militare dell’IA. «Mi sono iscritto al sindacato per impedire che l’IA venga usata per rafforzare l’autoritarismo», ha dichiarato uno di loro, in anonimato.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (28/05/2026).

