La bozza del nuovo contratto per i dipendenti pubblici italiani introduce per la prima volta regole sull’uso dell’intelligenza artificiale per supportare valutazioni, organizzazione del lavoro e gestione degli orari. Come riporta Il Corriere, il testo si fonda su un principio chiaro: gli algoritmi possono supportare i processi decisionali della Pubblica Amministrazione, ad esempio analizzando dati e segnalando pattern, ma la decisione finale rimane nelle mani di un dirigente responsabile. Il documento destinato a 3,6 milioni di lavoratori vieta esplicitamente decisioni esclusivamente automatizzate quando coinvolgono effetti giuridici o professionali rilevanti.
La bozza del contratto introduce l’obbligo per le amministrazioni che intendono adottare sistemi di intelligenza artificiale di informare preventivamente i sindacati, riconoscendo che non si tratta di una scelta tecnica neutra ma di un intervento organizzativo rilevante. Un aspetto particolarmente delicato riguarda le valutazioni individuali, dove l’IA potrebbe contribuire a maggiore coerenza, ma rischia di confondere l’apparente oggettività del dato con la vera equità. I lavoratori avranno diritto a conoscere in maniera comprensibile i criteri dei sistemi e la logica decisionale che incidono sul loro lavoro.
La trasparenza diventa in questo quadro una condizione necessaria perché l’IA resti uno strumento e non si trasformi in un automatismo amministrativo difficilmente contestabile. La bozza (la cui discussione è prevista per oggi 20 gennaio) prevede inoltre formazione obbligatoria per i dirigenti, dal momento che mantenere l’ultima parola richiede competenze specifiche per comprendere i suggerimenti algoritmici e sapere quando metterli in discussione.
Leggi l’articolo completo: Statali, valutazioni affidate all’intelligenza artificiale (ma l’ultima parola spetta ai dirigenti) su Il Corriere
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (24/10/2025).

