Le industrie creative britanniche non devono essere sacrificate nella corsa ai guadagni speculativi dell’intelligenza artificiale. È questo il monito lanciato da una commissione della Camera dei Lord, mentre il governo si prepara a rendere noti i costi economici delle proposte di modifica alle norme sul diritto d’autore.
Difatti, un rapporto dei lord esorta i ministri a costruire un regime di licenze per l’uso di opere creative nei prodotti di IA, abbandonando i piani che consentirebbero alle aziende tecnologiche di utilizzare il lavoro di romanzieri, artisti, scrittori e giornalisti senza alcuna autorizzazione. L’appello arriva mentre il governo si prepara a pubblicare, entro il 18 marzo, una valutazione dell’impatto economico delle modifiche proposte. A tal proposito, Barbara Keeley, pari laburista e presidente della commissione, ha dichiarato che le industrie creative si trovano di fronte a un «pericolo chiaro e presente». «L’IA potrà contribuire alla crescita economica futura, ma le industrie creative creano valore adesso», ha affermato. I dati ufficiali mostrano che il settore vale 146 miliardi di sterline l’anno. «Indebolire il diritto d’autore per attirare le grandi tech americane è una corsa al ribasso che non serve il Regno Unito», ha aggiunto Lady Keeley.
Il rapporto, dunque, esorta a escludere formalmente tale proposta, a sostenere un mercato delle licenze che garantisca compensi agli artisti e a obbligare le aziende a rendere pubblici i dati usati per i propri modelli.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (25/06/2025).

