La musica generata dall’intelligenza artificiale sta conquistando le classifiche e persino le frequenze radiofoniche, scatenando un dibattito acceso tra chi la considera una forma d’arte legittima e chi la vive come una minaccia esistenziale per i musicisti in carne e ossa.
Il caso più recente arriva dall’Irlanda del Nord, dove alcuni brani a tema locale creati dall’IA hanno totalizzato centinaia di migliaia di ascolti sui social, salvo poi essere rimossi dai palinsesti radiofonici dopo intense polemiche online. Paul Connolly, cantautore della band punk The Wood Burning Savages, parla di uno “schiaffo in faccia agli artisti“: secondo lui, la musica generata dall’IA satura le piattaforme di streaming rendendo sempre più difficile per i talenti autentici emergere, al punto che molti stanno abbandonando il settore. Di tutt’altro avviso, invece, vi è Oliver McCann, primo AI music designer ad aver firmato con una vera etichetta discografica nel 2025: per lui l’IA non sostituisce gli artisti, ma amplifica le loro possibilità espressive.
Sul fronte delle piattaforme, le risposte restano frammentate: Spotify sperimenta crediti volontari, Deezer usa sistemi di rilevamento automatico, Apple Music impone etichette di trasparenza nei metadati. Nessun obbligo legale, però, è ancora all’orizzonte.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (29/04/2026).

