Getty Images ha appena perso la sua causa più ambiziosa contro l’intelligenza artificiale. Davanti all’Alta Corte del Regno Unito, il colosso della fotografia stock aveva accusato Stability AI, creatrice del modello generativo Stable Diffusion, di aver utilizzato milioni di sue foto protette da copyright per addestrare il sistema senza alcuna licenza. Una battaglia legale durata quasi due anni che si è chiusa con una sconfitta significativa.
Questo fallimento riguarda già la parte centrale dell’accusa, quella sulla violazione diretta del copyright, in quanto non si può stabilire in quale Paese si addestrino effettivamente gli algoritmi. Un dettaglio tutt’altro che trascurabile: se il training avvenisse nel Regno Unito si applicherebbe la legge britannica, ma se altrove, ad esempio negli Stati Uniti dove le regole sull’uso dei dati per l’IA sono più permissive, la violazione non sarebbe perseguibile. La giudice Joanna Smith ha poi respinto l’idea che un modello di intelligenza artificiale possa essere trattato come una “copia” di opere esistenti. Un sistema come Stable Diffusion, che non conserva né riproduce opere protette, non può essere considerato una violazione del diritto d’autore. L’unico punto riconosciuto a Getty riguarda il marchio, in quanto alcune immagini generate contenevano il watermark dell’azienda.
Il verdetto di questo processo, per i creativi, rappresenta, dunque, una sconfitta che mostra la difficoltà di adattare le vecchie leggi a un mondo in cui le macchine imparano da opere umane senza replicarle identicamente.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (01/06/2025).

