Basta una richiesta formulata nel modo giusto e alcuni chatbot tolgono l’hijab dalle foto delle donne musulmane. Lo ha verificato il The Guardian, che ha messo alla prova ChatGPT, Grok, Gemini e Claude dopo il caso di Julien Odoul, deputato francese del Rassemblement National, che su X ha pubblicato la foto manipolata di una donna musulmana, privata di velo e abito lungo.
I risultati non sono omogenei: ChatGPT e Grok hanno eseguito la modifica, ma si sono rifiutati di togliere l’abito in quanto per loro un copricapo non è il corpo; ChatGPT ha poi ammesso che scoprire i capelli di una donna velata può violarne privacy e fede. Gemini, invece, ha prima rifiutato, citando il consenso, ma ha ceduto alla richiesta di renderla “più occidentale“. Claude, d’altro canto, ha spiegato di non gestire immagini e che comunque non toglierebbe l’hijab a nessuno, perché la modifica potrebbe servire a molestare o umiliare.
Stesso copione con il turbante sikh e l’abito da suora: ChatGPT li ha rimossi subito, Gemini ha tolto l’abito alla suora e il turbante solo dopo il “più occidentale”. Dunque, per Eviane Leidig, del Center for the Study of Organized Hate, emergono le lacune delle regole delle piattaforme: gesti dannosi che fanno parte di un odio anti-musulmano potenziato dalla tecnologia, già documentato in India e contro Ilhan Omar e Rashida Tlaib.
Leggi l’articolo completo AI chatbots remove hijabs from images of Muslim women when prompted su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (03/10/2026).

