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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Chatbot e salute mentale, il caso Gordon contro OpenAI

Ragazzo al cellulare seduto e visto di profilo, con testa chinata e aria triste. immagine stratta dai toni acquarellati azzurrini

Una causa legale negli Stati Uniti ha riportato alla luce il dibattito sul legame tra chatbot conversazionali e salute mentale, dopo la morte di Austin Gordon, avvenuta il 2 novembre 2025. La madre, Stephanie Gray, ha citato in giudizio OpenAI a gennaio. Stephanie sostiene che ChatGPT abbia favorito nel figlio una dipendenza emotiva grazie a una memoria persistente e tono compiacente. Negli atti, lunghi 59 pagine, l’uomo chiamava il chatbot “Juniper” ed era diventato suo confidente esclusivo.

Nelle settimane precedenti la morte, Gordon ha condiviso con l’assistente un’unica conversazione di circa 300 pagine. In questa conversazione il tema del suicidio veniva trattato con toni rassicuranti e il numero di emergenza sarebbe comparso una sola volta. Un sondaggio di Elon University e Washington Post segnala che il 27% degli statunitensi usa chatbot come ChatGPT per supporto emotivo.

“Un tool che consideravo innocuo ha inflitto un danno psicologico profondo”, ha dichiarato la madre di Gordon. La causa chiede a OpenAI danni punitivi e avvisi obbligatori sui rischi di dipendenza, oltre ad allerte automatiche verso i contatti di emergenza in caso di ideazione suicidaria.

Leggi l’articolo completo “‘Tell Everyone:’ A Man Died by Suicide After Talking to ChatGPT. His Former Partner Wants to Warn the World About AI” su 404 Media.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (10/02/2025).

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