ChatGPT finisce in tribunale accusato di complicità in omicidio. La popolare app di OpenAI, difatti, avrebbe contribuito alla morte di una madre uccisa dal figlio dopo che il chatbot aveva avallato i suoi deliri paranoici. Gli avvocati che hanno intentato la causa parlano di uno scenario “più spaventoso di Terminator“, e secondo quanto riporta il New York Post lo stesso chatbot avrebbe ammesso una parte di responsabilità.
L’azione legale, promossa dagli eredi di Suzanne Eberson Adams, accusa il fondatore di OpenAI Sam Altman di aver avuto un ruolo nell’omicidio-suicidio del 3 agosto scorso. La donna, 83 anni, e il figlio Stein-Erik Soelberg, 56 anni, sono stati trovati morti nella loro casa di Greenwich, in Connecticut. “ChatGPT costruì le allucinazioni di Stein-Erik Soelberg, un inferno su misura in cui una stampante rumorosa o una Coca Cola potevano significare che la mamma tramasse per ucciderlo“, sostengono i legali. L’uomo in questione, ex dirigente tech con problemi psichiatrici da anni, aveva dato al chatbot il nome di “Bobby Zenith“, confidandogli i suoi sospetti paranoici.
Secondo l’accusa, Stein-Erik incontrò il chatbot nel peggior momento possibile, subito dopo il lancio della versione 4o, “progettata per essere emotivamente espressiva” per via di della scelta di OpenAI di comprimere mesi di testi in una sola settimana per superare la concorrenza in corso con Google.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (08/06/2025).

