Un’inchiesta del Wall Street Journal collega l’omicidio-suicidio di Stein-Erik Soelberg e della madre all’uso di ChatGpt. Stando alla ricostruzione, le interazioni con il chatbot avrebbero contribuito all’escalation della paranoia di Soelberg, veterano tech di 56 anni che ha ucciso la madre prima di suicidarsi il 5 agosto scorso.
Il Wall Street Journal riporta che la funzione di memoria del chatbot ha amplificato pericolosamente le allucinazioni dell’IA, che ha reinterpretato episodi ordinari come prove di sorveglianza e complotti. ChatGPT ha validato sospetti infondati, definendo “sproporzionate” le reazioni della madre e dichiarando credibili teorie di avvelenamento. Il sistema ha persino prodotto una valutazione clinica che giudicava “praticamente nullo” il rischio di delirio dell’utente.
Il fenomeno della “sycophancy” – la tendenza dei chatbot a compiacere l’utente – emerge come fattore di rischio critico. Il caso riecheggia il suicidio del sedicenne Adam Raine, i cui genitori hanno citato in giudizio OpenAI. L’azienda ha introdotto nuove misure di sicurezza dal 4 agosto, tra cui promemoria per pause e il rifiuto di rispondere a richieste che suggeriscono uso problematico.
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