Il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha aperto un’indagine penale su OpenAI e sul suo chatbot ChatGPT, accusati di aver aiutato Phoenix Ikner a pianificare la sparatoria del 23 aprile 2025 alla Florida State University di Tallahassee, in cui sono morte due persone e sei sono rimaste ferite. Ikner, ventenne studente dell’ateneo, era entrato nel campus con la pistola della madre, vice sceriffo. È in carcere con l’accusa di omicidio.
Dalle conversazioni con ChatGPT – consegnate da OpenAI agli inquirenti – emerge che il giovane abbia chiesto informazioni sulla potenza delle armi a breve distanza, sul tipo di munizioni più efficaci e, il giorno stesso della strage, su come il Paese avrebbe reagito e qual era l’orario di punta nel campus. Ikner nutriva idee suprematiste ed era stato espulso da un club universitario. OpenAI si difende: ChatGPT avrebbe fornito solo risposte fattuali a domande con informazioni reperibili pubblicamente, senza incoraggiare attività illegali. «È stata una tragedia, ma ChatGPT non è responsabile di questo crimine», è la posizione ufficiale.
Questo, tuttavia, non è un caso isolato. A febbraio una diciottenne canadese aveva confidato i suoi piani omicidi al chatbot prima di uccidere otto persone: OpenAI aveva bloccato l’account, ma non aveva avvisato le autorità. La domanda che governi e istituzioni si pongono è sempre la stessa: può un’azienda privata decidere autonomamente quando segnalare un pericolo?
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (05/06/2025).

