Un vuoto normativo sulla clonazione vocale realizzata con l’intelligenza artificiale preoccupa gli esperti legali nel Regno Unito, dove volto e voce possono essere replicati senza consenso a partire da pochi secondi di audio o video. Secondo la giurista Mathilde Pavis, la legislazione britannica è “inadatta allo scopo”, perché scritta prima che questa tecnologia esistesse. Voce, volto e identità delle persone non viene pienamente protetta dalla legge.
Il caso simbolo è quello di Faye Dicker, doppiatrice di Bristol, che ha scoperto la propria voce clonata e venduta online senza autorizzazione. Il file era stato scaricato oltre 900 volte sulla piattaforma statunitense Fish Audio, che ha rimosso i contenuti dopo la segnalazione. Il sindacato Equity ha già presentato reclami per conto di oltre venti doppiatori nella stessa situazione. Francia, Italia, Paesi Bassi e Danimarca hanno invece leggi più efficaci sui diritti della personalità.
La baronessa Beeban Kidron accusa il governo britannico di proteggere le big tech più dei cittadini e chiede di equiparare il diritto all’immagine alle altre forme di proprietà intellettuale. L’esecutivo ha annunciato una consultazione pubblica.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (26/11/2024).

