Un recente sondaggio rivela che il 97% delle persone non riesce a distinguere una canzone generata dall’intelligenza artificiale da una scritta da un essere umano. Eppure esistono alcuni segnali rivelatori.
Tra questi, ad esempio, l’assenza di esibizioni dal vivo e di una presenza autentica sui social può essere un primo indizio, come nel caso dei The Velvet Sundown, band diventata virale proprio per questo. Niente concerti, nessuna intervista, solo foto ritoccate e due album pubblicati a poche settimane di distanza. Si sono poi rivelati un progetto sintetico, lasciando molti fan traditi. Oltre a ciò, gli esperti suggeriscono di prestare attenzione anche ad altri dettagli: canzoni che suonano troppo perfette, senza imperfezioni vocali, con strutture prevedibili strofa-ritornello e testi grammaticalmente impeccabili ma privi di sostanza emotiva. Come spiega Tony Rigg, difatti, l’IA conosce i pattern musicali, ma non ha mai provato la sensazione di dolore di un cuore spezzato.
Quanto detto in precedenza rappresenta sempre di più un fenomeno in crescita. Basti pensare che su Deezer un terzo dei contenuti caricati è completamente generato dall’IA, ossia circa 50.000 brani al giorno, mentre Spotify ha rimosso 75 milioni di tracce spam nell’ultimo anno e sta introducendo sistemi di etichettatura.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (03/06/2025).

