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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Il paradosso del campo musicale nell’era dell’IA

Logo Universal Music

Il 2025 è l’anno che ha segnato una svolta epocale nel campo musicale, in quanto la curiosità nascente nei confronti delle canzoni generate dall’IA ha lasciato presto spazio ad un fenomeno mainstream: gruppi completamente virtuali come i The Velvet Sundown accumulano milioni di stream, mentre brani generati dominano le classifiche di Spotify e Billboard.

Questo è concesso grazie a piattaforme come Udio, Suno e Klay, le quali permettono a chiunque di creare musica imitando artisti esistenti. Difatti, attraverso un semplice comando vocale si può ottenere una canzone R&B malinconica cantata da una voce femminile. Questo perché l’algoritmo, essendo addestrato su migliaia di brani simili, genera il risultato in pochi istanti.

La diffusione ampia di questi fenomeni, come si può immaginare, ha dato vita ad una contraddizione evidente. Se da un lato i musicisti temono che l’IA assorba tutto il lavoro creativo e li spinga verso la miseria, dall’altro le tre maggiori major discografiche, come Universal, Warner e Sony, hanno compiuto un’inversione a U sorprendente, stringendo accordi commerciali proprio con le aziende che implementano gli strumenti citati in precedenza. Tuttavia, la preoccupazione più profonda riguarda il lungo termine e Catherine Anne Davies della Featured Artists Coalition avverte: “L’intero ecosistema subirà un effetto domino finanziario. E le generazioni future? Stiamo sacrificando tutto solo per pagare i nostri mutui oggi?

Leggi l’articolo completo Musicians are deeply concerned about AI. So why are the major labels embracing it? su The Guardian.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (08/11/2025).

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