OpenAI ha preso le distanze dal Tech Council of Australia sulle restrizioni relative al copyright, affermando che continuerà a operare nel paese indipendentemente dalle normative vigenti. La posizione segna una rottura con il Consiglio, che da tempo chiede una riforma più permissiva del copyright per attrarre investimenti nel settore dell’intelligenza artificiale.
Durante il SXSW Sydney, il responsabile degli affari globali dell’azienda Chris Lehane ha dichiarato che l’azienda opererà in Australia “in un modo o nell’altro”, minimizzando il rischio che leggi più severe sul copyright possano ostacolare gli investimenti in IA e data center, contrariamente a quanto sostenuto dal CEO del Tech Council. OpenAI, ha detto il dirigente, si adatterà sia a un approccio di “fair use” in stile statunitense, che mira a ecosistemi robusti e favorisce lo sviluppo di tecnologie di frontiera, che a scenari più circoscritti e restrittivi sul copyright.
Lehane ha inoltre difeso il lancio del nuovo modello di generazione video Sora 2 prima della risoluzione delle questioni relative al diritto d’autore, sostenendo che l’innovazione tecnologica precede storicamente l’adattamento normativo e che OpenAI, in quanto organizzazione non profit, mira a costruire un’IA che porti “benefici a tutti”. Sul fronte geopolitico, Lehane ha sottolineato la serrata competizione tra Stati Uniti e Cina sullo sviluppo dell’IA. Ha inoltre fatto riferimento al potenziale strategico dell’Australia nello sviluppo di modelli avanzati, dovuto all’ampia base di utenti, talenti, energie rinnovabili e alla posizione geopolitica privilegiata.
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