L’intelligenza artificiale è ormai in grado di completare in pochi secondi compiti complessi legati all’apprendimento dell’inglese. Eppure, secondo Richard Farmer, insegnante per 35 anni, leggere e scrivere restano attività unicamente umane, soprattutto quando si tratta di esplorare pensieri e sentimenti profondi.
Non c’è dubbio che i modelli di IA, se alimentati con abbastanza materiale didattico, potrebbero replicare le parole e le tecniche di un insegnante. Ma esplorare le esperienze umane attraverso la parola scritta è qualcosa di più: è un’esperienza comunitaria di grande valore, che nessun algoritmo può davvero riprodurre. Difatti, leggere la letteratura ad alta voce in classe apre la porta alla discussione delle risposte personali alle parole dell’autore. Quando il confronto si fa più analitico, focalizzandosi su sfumature e ambiguità, aiuta gli studenti a comprendere non solo il testo, ma anche le proprie reazioni. Strutturare poi queste riflessioni in forma scritta permette di raffinarle, rendendole comprensibili anche agli altri.
Dunque, proprio su questo punto, l’IA mostra i suoi limiti: non riesce a esplorare le risposte emergenti degli studenti con empatia e comprensione umana.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (05/09/2025).

