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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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Coscienza umana e “coscienza” artificiale: un confine in movimento

Paesaggio e IA

L’orizzonte dell’intelligenza artificiale generale

La ricerca sulla intelligenza artificiale generale ha come obiettivo quello di macchine capaci di autoapprendimento, dotate di autocontrollo autonomo e che abbiano anche un ragionevole grado di comprensione di sé.

Uscire dalle tifoserie: cosa intendiamo per “coscienza”?

Le performance raggiunte dalla Intelligenza artificiale generativa nonché da quella agentica, o fisica, in particolare quando lavora con macchine robotiche di altissimo livello, conduce a riaprire ancora una volta il dibattito: potranno mai le macchine sviluppare una qualche forma di coscienza? Alcuni autori non rispondono trincerandosi dietro al fatto che ancora non abbiamo ben chiaro cosa sia la nostra stessa coscienza. Altri non hanno dubbi: poiché la nostra mente è una macchina predittiva qualsiasi sistema, biologico o meno, capace di integrare enormi quantità di informazioni svilupperà una coscienza. Al contrario altri lo negano categoricamente poiché sono convinti che la coscienza sia qualcosa di preesistente nell’universo (già Max Planck affermava: “Io considero la coscienza come fondamentale, e la materia un derivato della coscienza. Non possiamo andare oltre la coscienza. Tutto ciò di cui discorriamo, tutto ciò che noi consideriamo come esistente, richiede una coscienza”). Io auspicherei che si uscisse dalle tifoserie (o addirittura dalla vera e propria paura ad affrontare un tale argomento) e si andasse a valutare gli elementi di verità già presenti oggi in tutte le diverse teorie sulla coscienza umana perché credo si potrebbe arrivare ad affrontare il problema in modo nuovo e forse uscire dal dilemma. A tale scopo credo poi che occorra uscire almeno un po’ da un eccessivo antropocentrismo: se pensiamo ad esempio agli animali non siamo gli unici ad avere una coscienza.

Oltre l’antropocentrismo: lezioni dal mondo animale

Nel 2024 presso l’Università di New York, un gruppo di 300 scienziati ha pubblicato la “New York Declaration on animal consciousness”. In essa si afferma che vi è una forte base scientifica per attribuire esperienze coscienti ai mammiferi ed agli uccelli ed almeno una realistica possibilità della stessa per pesci, anfibi, rettili, alcuni invertebrati inclusi molluschi, crostacei ed insetti: anche le formiche superano il test dello specchio. Ma pensiamo a quale può essere la percezione del mondo di un insetto o di un polpo: le loro esperienze coscienti, come le nostre, sono di certo uniche e probabilmente ben diverse dalle nostre. Allora si potrebbe dire che gli animali sono “diversamente” coscienti.

Macchine e creatività: da Turing a Jefferson

Alan Turing con il suo test ammetteva l’ipotesi che una macchina potesse arrivare a pensare. il più noto dei detrattori di Turing all’epoca era un neurochirurgo di nome Geoffrey Jefferson. Jefferson sostenne che una macchina non sarebbe mai stata in grado di scrivere un sonetto “come conseguenza di pensieri ed emozioni provati, e non per la scelta casuale di simboli … ed anche per l’incapacità non solo di scriverlo ma anche di sapere di averlo scritto il sonetto”. Con grande scandalo e incredulità di tutta l’Inghilterra, Turing non fu d’accordo. “Non credo che si possa nemmeno tracciare una linea di demarcazione sui sonetti”, scrisse sul The Times di Londra, “ed il paragone è forse un po’ ingiusto perché un sonetto scritto da una macchina sarà meglio apprezzato da un’altra macchina”. Nel 1950 ciò sembrava così assurdo che la gente pensava che Turing stesse scherzando, e forse era così. Ma con le battute di Turing, non si poteva mai essere certi di dove finisse l’ironia e dove iniziasse la speculazione visionaria.

Un nuovo linguaggio per nuove coscienze

Personalmente condivido quanto già nel 2019 affermava David Gamez: “È probabile che i sistemi artificiali avranno esperienze radicalmente diverse che saranno impossibili da descrivere nel linguaggio umano. Anche le descrizioni della coscienza in linguaggio naturale sono probabilmente altamente fuorvianti perché i sistemi artificiali potrebbero avere rappresentazioni diverse delle proprietà temporali e spaziali degli oggetti”. Ed ancora: “Dobbiamo sviluppare modi di descrivere la coscienza che evitino l’antropocentrismo e la dipendenza dal contesto del nostro linguaggio naturale”.

Forse ci servono parole nuove ed un nuovo glossario per descrivere ciò a cui stiamo assistendo di fronte all’intelligenza artificiale.

Il confine fra coscienza umana e coscienza artificiale è davvero un confine in movimento.

Riferimento

Marco Calgaro, Coscienza umana, “coscienza” robotica, Lampi di Stampa 2025

Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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