A San Francisco la startup Dimensional paga 20 dollari l’ora chi porta a spasso cani robot a quattro zampe. Non è per fargli fare movimento: servono dati per addestrare sistemi che lavorino con gli agenti di IA e permettano alle macchine di agire in modo sempre più autonomo. Il fondatore assicura che saranno utili, per esempio portando a casa la spesa.
C’è però un lato più inquietante. L’ICE, l’agenzia americana per l’immigrazione, avrebbe stanziato fino a 2 milioni di dollari per acquistare cani robot di Boston Dynamics. Dice che non li userà per scopi discutibili, ma, visti i precedenti, la rassicurazione convince poco. Si può obiettare che restano macchine, non veri cani. Il confine, però, si sta assottigliando: Warhound, nata il mese scorso, vuole creare cani geneticamente modificati con potenziamenti cibernetici e «consapevolezza situazionale sul campo di battaglia».
I dettagli sono pochi, ma i nomi dei fondatori dicono molto: Ben Lamm, che lavora al ritorno del dodo, e Palmer Luckey, fondatore del produttore di armi Anduril e convinto che ogni società abbia bisogno di una casta guerriera.
Forse, per dormire più tranquilli, conviene lasciare in pace i cani e tenere i miliardari al guinzaglio.
Leggi l’articolo completo Very good boys? The dark, dystopian rise of robot dogs su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (26/04/2026).

