Nella zona industriale di Piove di Sacco, tra la pianura veneta e i capannoni, 422 persone stanno lavorando a una scommessa ambiziosa: trasformare i data center da consumatori energetici in motori della transizione verde. È ciò che stanno sviluppando gli stabilimenti di Vertiv, colosso americano da 31mila dipendenti e 8 miliardi di dollari di fatturato.
Difatti, entro il 2027 serviranno 600 kilowatt per rack, con temperature oggi impensabili e Goldman Sachs prevede un aumento del 165% della domanda energetica dei datacenter entro il 2030, rendendo obsolete le infrastrutture attuali. Il Customer Experience Center in questione, dunque, non è uno showroom, ma un vero laboratorio industriale, con rack da oltre 120 kilowatt che vengono testati in condizioni operative reali, con sistemi di raffreddamento a liquido che gestiscono carichi termici da centinaia di kilowatt in pochi metri quadrati. Inoltre, le pareti tappezzate di sensori registrano ogni dato: temperature, portate, pressioni, consumi.
Questo polo tecnologico, che affonda le radici nel 1964 quando l’ingegnere Claudio Rossi fondò Hiross creando un distretto del “freddo” tra i più importanti d’Europa, rappresenta oggi un punto di riferimento per le soluzioni che integrano alimentazione, raffreddamento e controllo. Nonostante ciò, però, la vera rivoluzione sta nel ribaltamento del problema: il liquid cooling non serve solo a gestire il calore estremo, ma a renderlo riutilizzabile di modo da rendere gli spazi sempre più sostenibili.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (11/04/2025).

