I deepfake hanno smesso di essere un fenomeno marginale. Scorrendo i social ci si imbatte continuamente in video assurdi che però sembrano veri. Gatti armati, anziane che sfondano pareti, poliziotti che fanno balli virali. Buona parte di questi contenuti arriva da Sora, il modello di OpenAI disponibile in Europa da meno di un anno. Il problema è che molti di questi video sono così realistici che la gente li condivide pensando siano autentici. E quando vengono creati per manipolare o far indignare, distinguere il vero dal falso diventa complicato anche per chi ha una certa dimestichezza con la tecnologia.
Come ci si può difendere? Il watermark di Sora dovrebbe essere il primo indizio. Compare in tre punti dell’immagine, ma quasi sempre viene nascosto. C’è chi usa adesivi colorati, chi zooma il video fino a renderlo sgranato pur di tagliare via il logo. Gli account premium possono toglierlo direttamente, oppure esistono programmi che lo cancellano. Senza watermark bisogna affidarsi ai dettagli. Le facce hanno espressioni strane, occhi troppo spalancati, sopracciglia esagerate. L’audio non corrisponde mai perfettamente al movimento delle labbra. Le scritte risultano distorte o illeggibili. I volti sullo sfondo perdono nitidezza, sembrano confusi. Basta mettere in pausa per accorgersene, perché i deepfake quando fermi mostrano subito i loro limiti.
In Italia dal 10 ottobre è operativa una legge che punisce chi usa deepfake per danneggiare qualcuno, con pene fino a cinque anni di reclusione. La vittima deve presentare querela, tranne quando sono coinvolti minori o pubblici ufficiali. Nel frattempo Sora migliora di continuo e i segnali che oggi permettono di riconoscere i video falsi potrebbero presto scomparire del tutto.
Leggi l’articolo completo “Come riconoscere un video fake creato con l’intelligenza artificiale: tutti i segnali da notare” su La Stampa.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (30/10/2025).

