Secondo il World Economic Forum le donne costituiscono meno di un terzo della forza lavoro globale dell’IA, e questo si riflette nell’efficacia e nella sicurezza dei sistemi tecnologici: dalla difficoltà dei software di riconoscimento facciale nell’identificare correttamente le donne (soprattutto quelle nere) fino agli assistenti vocali progettati con voci femminili che rafforzano stereotipi su ruoli di servizio. A ciò si aggiungono i rischi legati ai deepfake, come dimostrato dal recente caso di Grok. Come osserva l’esperta di governance dell’IA Ivana Bartoletti (Global Data Privacy Officer di Wipro e fondatrice di Women leading in AI), l’intelligenza artificiale “non è neutrale, ma sociopolitica” e si nutre di dati che riflettono disuguaglianze storiche e rapporti di potere. “L’equità non emerge spontaneamente: deve essere progettata” afferma Bartoletti.
In risposta a queste criticità stanno emergendo iniziative come la Rete Femminista di Intelligenza Artificiale, un’alleanza nata in America Latina e nei Caraibi che riunisce attiviste, ricercatrici ed esperte per contrastare i bias di genere nei sistemi tecnologici e promuovere politiche pubbliche orientate all’equità. La rete sostiene progetti come AymurAI, Arvage IA e SofIA, che applicano una prospettiva di genere all’analisi giuridica e all’individuazione delle discriminazioni algoritmiche, rivendicando l’IA come strumento di potere condiviso.
Nell’intervista a Repubblica, Bartoletti sottolinea che la governance dell’IA è ormai una questione strategica oltre che regolatoria; privacy, sicurezza e responsabilità legale devono guidare la progettazione dei modelli. Dal summit globale sull’IA di Nuova Delhi emerge anche un cambio di prospettiva che vede l’intelligenza artificiale come infrastruttura per sviluppo sociale e inclusione, solo come competizione tecnologica tra potenze.
L’intervista fa riferimento a temi etici e sociali rilevanti, come l’uso dei chatbot come companion personali, i contenuti nocivi come i deepfake e la sottorappresentazione femminile nei contesti di sviluppo delle tecnologie di IA. A questo proposito, afferma Bartoletti, la questione non è solo tecnica: “Non basta avere donne tech, laureate in materie STEM: servono donne nei ruoli di potere, ai vertici delle aziende, dove si decide su prodotti, su quali modelli programmare e come.”
Leggi gli articoli completi:
- Deepfake nudi e pregiudizi, si fa strada l’IA femminista su Ansa
- Ivana Bartoletti all’India AI Summit «Un’AI democratica per ridisegnare gli equilibri globali» su la Repubblica
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (26/03/2025).

