Come ci nutriremo quando l’intelligenza artificiale avrà preso il nostro posto? È la domanda più importante che nessuno affronta seriamente, mentre il dibattito pubblico si concentra solo su quanti lavori andremo a perdere.
Timori simili, difatti, sono emersi ciclicamente sin dalla Rivoluzione Industriale, eppure la maggior parte dei lavoratori è ancora occupata e quello che manca davvero è un dibattito serio su cosa fare se questa volta il cambiamento fosse definitivo. In riferimento a ciò, per Sam Altman di OpenAI l’IA ci renderà tutti ricchissimi, ma è un’ipotesi rischiosa per chiunque non sia già un tecno-oligarca. Difatti, anche ammettendo che l’IA generi enorme prosperità, la sua distribuzione resta una sfida politica enorme che pone le seguenti domande: chi deciderà cosa tassare quando il reddito da lavoro — principale fonte di entrate pubbliche — si avvicinerà a zero? Chi stabilirà quante risorse spettano a chi non possiede azioni nella rivoluzione dell’IA?
Pertanto, gli economisti Korinek e Lockwood propongono tasse sui consumi prima, sul capitale poi, fino all’idea radicale di distribuire ai cittadini quote azionarie delle aziende che si sviluppano sistemi dotati di IA. Tuttavia, i protagonisti di questa rivoluzione resistono a qualsiasi controllo. A conferma di quanto appena detto, basta pensare che Trump ha già affossato l’accordo fiscale OCSE, e i miliardari della Silicon Valley costruiscono “network-state” alternativi per sfuggire ai sogni democratici.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/09/2025).

