Lo scorso venerdì Encyclopaedia Britannica e la controllata Merriam-Webster hanno citato in giudizio OpenAI presso il tribunale federale di Manhattan, accusando l’azienda di aver utilizzato senza autorizzazione circa 100.000 articoli enciclopedici e voci del dizionario per addestrare i modelli linguistici alla base di ChatGPT.
Secondo la denuncia, ChatGPT riprodurrebbe i contenuti “quasi alla lettera”, sottraendo traffico agli editori. Britannica accusa inoltre OpenAI di violazione dei marchi registrati e di citarla falsamente nelle allucinazioni, che tra l’altro, sostiene l’enciclopedia, mettono a rischio “l’accesso continuativo del pubblico a informazioni online di alta qualità e affidabili”. OpenAI si difende richiamando il principio del fair use e la natura trasformativa dei propri sistemi.
Il caso si inserisce nella crescente serie di contenziosi tra titolari di copyright e aziende di IA. Tra questi figurano il New York Times, il gruppo editoriale Ziff Davis (proprietario di testate come Mashable, CNET, IGN e PCMag) e oltre una dozzina di quotidiani tra Stati Uniti e Canada. A settembre 2025 Britannica aveva già avviato un procedimento analogo contro Perplexity AI, tuttora in corso.
Leggi l’articolo completo:
- Encyclopedia Britannica sues OpenAI over AI training su Reuters
- The dictionary sues OpenAI su TechCrunch
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (29/04/2025)

