Erin Brockovich, la celebre attivista che nel 1993 vinse una causa da 333 milioni di dollari contro la Pacific Gas and Electric Company per la contaminazione delle acque del comune di Hinkley, in California, sta ora documentando l’espansione incontrollata dei data center per l’intelligenza artificiale negli Stati Uniti.
Attraverso un’indagine dal basso iniziata ad aprile, ha raccolto 7.005 segnalazioni da cittadini riguardo a 33 strutture già operative, 68 in costruzione e 41 proposte. Le testimonianze descrivono sparizioni di fauna selvatica, aumenti nelle bollette dell’acqua (da 22 a 350 dollari mensili in un caso documentato) e approvazioni senza valutazione d’impatto ambientale e consultazioni pubbliche. I fornitori stipulano accordi di riservatezza con le autorità locali, blindando le decisioni durante la fase approvativa. Brokovich spiega che il problema si fonda su un’asimmetria di potere, per cui quando le amministrazioni cercano di rallentare o rifiutare, i fornitori rispondono immediatamente con ricorsi legali da milioni di dollari.
La pressione sul territorio emerge così dai conflitti legali che paralizzano le amministrazioni. Settantanove municipalità americane hanno finora emesso moratorie, molte delle quali sono già sotto ricorso legale, data l’assenza di una cornice nazionale di regolazione ambientale. Brockovich riceve segnalazioni anche da Australia, India, Scozia e Irlanda.
Leggi l’articolo completo: We’re up against forces that have all the money in the world: Erin Brockovich on her battle against AI datacentres su The Guardian
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (22/08/2025).

