La Cina sta accelerando lo sviluppo di armi basate sull’intelligenza artificiale con un approccio inedito: addestrare droni e robot militari a comportarsi come veri predatori.
Difatti, in una recente simulazione condotta in un laboratorio militare, dieci droni si sono affrontati senza alcun controllo umano, guidati esclusivamente da algoritmi. Lo scontro è durato poco più di cinque secondi: i droni difensivi, programmati per imitare i falchi, hanno individuato immediatamente l’anello debole dello schieramento avversario e hanno abbattuto uno dopo l’altro i rivali, addestrati invece a disperdersi come colombe. Secondo documenti visionati dal Wall Street Journal, questo fenomeno si inserisce in una strategia più ampia: nelle università legate all’apparato militare cinese si studia sistematicamente il comportamento degli animali per replicarlo nei sistemi autonomi. L’obiettivo è sviluppare quella che viene definita “swarm intelligence“, sfruttando il vantaggio industriale di Pechino nella produzione di massa di droni a costi bassissimi.
Tuttavia, non si tratta solo di velivoli, ma segue due episodi: il cane robot dotato di fucile automatico impiegato in esercitazioni urbane accanto a soldati umani e il lupo robot della parata militare di settembre, progettato per integrarsi in reti collaborative con droni aerei e piattaforme di comando algoritmiche, volute da Xi Jinping.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (01/02/2026).

