Colpo di scena in Francia. Philippe Jaenada, 62 anni, che martedì ha vinto il Prix Goncourt con «L’Inconnue du quai de Javel», ha confessato a France Inter di aver usato l’intelligenza artificiale per scrivere il romanzo. Tre volte, per l’esattezza: una frase di ChatGPT inserita per «giocare con il lettore» (svelata solo ai giurati), un passaggio generato per prendere in giro le risposte assurde del chatbot su un dettaglio tecnico e qualche ricerca. «Non si può far finta che l’IA non esista», ha detto: «bisogna usarla, ma prima dichiararlo, e soprattutto domarla».
La notizia arriva a pochi giorni da un altro caso. A settembre l’Académie Goncourt aveva escluso dalla longlist «C’était ça ou mourir» di Thélyson Orélien, esordio da oltre 35.000 copie, dopo che il software Pangram aveva indicato gran parte del testo come generato da una macchina, anche se l’affidabilità di questi rilevatori è molto discussa. Orélien ha parlato di «calunnia», ma il suo editore canadese, Boréal, ha poi citato nuove prove di uso dell’IA e ha interrotto il rapporto con lui.
Ora online c’è chi denuncia un doppio standard razziale: indulgenza per un autore bianco, gogna per un giovane scrittore di colore. Jaenada ha vinto al primo turno, sei voti a tre. Il premio vale solo 10 euro, ma resta il più seguito di Francia.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (27/10/2025).

