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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

I social network non sono ancora in grado di prevedere e mitigare l’odio e la discriminazione online. Il caso di Kamala Harris in corsa alla Casa Bianca.

close up su telefono con cartella denominata "social" aperta. Si vedono le principali piattaforme: facebook, instagram, thread, X (Twitter), Linkedin, TikTok e Youtube

Domenica 21 luglio, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato che non si candiderà per un secondo mandato, modificando drasticamente il panorama politico in vista delle prossime elezioni. In seguito a questa dichiarazione, i principali esponenti del Partito Democratico si sono subito schierati a sostegno della Vicepresidente Kamala Harris, proponendola come candidata. Tuttavia, questa notizia ha scatenato una valanga di post sui social media che mettono in dubbio la sua candidatura e il suo carattere, diffondendo false informazioni e teorie del complotto che attaccano la sua etnia, il suo genere e la sua cittadinanza.

Non sorprende che, dopo l’endorsement di Biden, i social media siano stati inondati di affermazioni infondate sulla Harris, molte delle quali denigratorie e cariche di pregiudizi di genere e razziali. Alcuni post hanno falsamente sostenuto che il successo di Harris sia dovuto esclusivamente a relazioni passate con uomini potenti, arrivando addirittura a collegarla al magnate dell’hip-hop Sean “Diddy” Combs. L’attivista di estrema destra Laura Loomer ha ulteriormente infangato Harris, accusandola di essere stata una “escort” e mettendo in risalto la sua relazione passata con l’ex sindaco di San Francisco Willie Brown.

Post ancora più dannosi hanno messo in discussione la sua identità razziale e la sua eleggibilità a candidarsi per la presidenza. Un post molto condiviso su X (ex Twitter) affermava erroneamente: “Kamala Harris non è nera. È indiana americana. Finge di essere nera per il delirio delle quote DEI dei Democratici.” Un altro post, che ha ricevuto oltre 34.000 like, affermava falsamente: “Kamala Harris non è eleggibile per candidarsi a Presidente. Nessuno dei suoi genitori era cittadino americano nato quando lei è nata.

Studi precedenti hanno dimostrato che questi tipi di attacchi seguono uno schema ben preciso. Ricercatori delle comunicazioni hanno rilevato che, già durante le elezioni del 2020, Harris era oggetto di meme razzisti e sessisti che utilizzavano stereotipi storici delle donne nere. La narrativa attuale sembra ripetersi con un’intensità maggiore, sfruttando tecniche di “creatività maligna” che rendono difficile per gli algoritmi delle piattaforme individuare e rimuovere i contenuti abusivi.

Per affrontare questa ondata di disinformazione, sono state proposte diverse strategie:

  1. Sistema di segnalazione degli incidenti: Implementare un sistema che permetta agli utenti, soprattutto alle donne, di segnalare contemporaneamente più post abusivi, fornendo ai moderatori una visione completa delle molestie online.
  2. Aggiornamento degli algoritmi: Gli algoritmi delle piattaforme dovrebbero essere aggiornati regolarmente per rilevare meglio la creatività maligna e introdurre misure per scoraggiare la pubblicazione di contenuti abusivi.
  3. Consorzio cross-platform: Creare un consorzio tra le varie piattaforme per monitorare e rispondere alla misoginia online, simile a quelli esistenti per contrastare il terrorismo e l’estremismo.
  4. Scrutinio dei contenuti: Investire risorse per esaminare attentamente i contenuti che riguardano gruppi storicamente discriminati, monitorando gli account che diffondono tali contenuti e applicando ritardi temporali per una revisione accelerata.

Leggi qui l’intero articolo: The Surge of Gendered and Racial Attacks on Kamala Harris was Predictable. Social Media Platforms Still Aren’t Prepared

Foto di Panos Sakalakis su Unsplash

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