L’evoluzione dell’intelligenza artificiale (IA) sta aprendo nuove frontiere nella lotta contro il linguaggio discriminatorio, particolarmente nell’ambito giuridico dove le parole hanno un peso determinante sui diritti fondamentali delle persone. Un recente articolo pubblicato su Agenda Digitale analizza le sfide e le opportunità che emergono dall’intersezione tra IA, linguaggio di genere e diritto, evidenziando come la tecnologia possa contribuire a identificare e contrastare pregiudizi radicati nel sistema giudiziario italiano.
Il contesto allarmante della violenza di genere in Italia
I dati citati nell’articolo evidenziano un quadro preoccupante: in Italia, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Nel 2023, si è registrato un significativo aumento degli accessi al Pronto Soccorso (+17,3%) e dei ricoveri ospedalieri (+14,5%) per casi di violenza sulle donne. Particolarmente inquietante è la constatazione che gli autori delle violenze sono prevalentemente persone legate alla vittima da relazioni affettive, con i figli testimoni di violenze nell’77,6% dei casi.
Questo contesto di violenza sistemica trova un riflesso nel linguaggio utilizzato nelle aule di tribunale e nei documenti giuridici, dove termini come “conflitto” e “dissidi familiari” vengono impiegati per descrivere – e spesso minimizzare – situazioni di violenza domestica. Tale uso del linguaggio non è neutrale, ma contribuisce attivamente alla cosiddetta “vittimizzazione secondaria” delle donne, ostacolando il loro accesso alla giustizia.

Il panorama normativo europeo
Nonostante le battute d’arresto, tra cui l’affossamento della proposta di legge Zan in Italia e la rimozione di iniziative legislative dal Programma di lavoro della Commissione Europea, l’UE ha comunque compiuto progressi significativi nella parità di genere. A dimostrarlo, nel maggio 2024, l’adozione di due direttive fondamentali (2024/1499 e 2024/1500), volte a rafforzare il ruolo degli organismi per la parità e a garantire un trattamento equo indipendentemente da genere, etnia, religione e orientamento sessuale.
Progetti di ricerca all’avanguardia
In linea con questi sviluppi normativi, diversi progetti di ricerca stanno esplorando soluzioni tecnologiche avanzate, tra cui l’uso dell’intelligenza artificiale, per individuare e contrastare il linguaggio discriminatorio nei testi giuridici.Il progetto GenDJus[1] (“Rights and Prejudice: Linguistic and Legal Implications of Gendered Discourses in Judicial Spaces”) combina metodologie linguistiche e giuridiche per esaminare le costruzioni discorsive nei contesti giudiziari internazionali, europei e italiani, con particolare attenzione ai diritti sessuali, riproduttivi e genitoriali.
Ancora più all’avanguardia è il progetto JUSTEqual[2], finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e coordinato dalla Prof.ssa Joëlle Long dell’Università di Torino. Questo progetto integra metodologie di ricerca giuridiche, linguistiche, informatiche e psicosociali per rilevare l’uso di linguaggio discriminatorio e stereotipi di genere nei provvedimenti giudiziari. La ricerca ha portato alla creazione di una banca dati di circa 1000 provvedimenti civili e penali relativi alla violenza maschile contro le donne, analizzati attraverso tecniche avanzate di elaborazione del linguaggio naturale.
I risultati preliminari confermano come la lingua venga talvolta utilizzata in modo strumentale per neutralizzare la violenza o per minare l’attendibilità delle donne. Il progetto sta ora sviluppando strumenti ad hoc basati sull’IA per analizzare sistematicamente i documenti giuridici, utilizzando tecniche come il topic modeling, la sentiment analysis e la polarity detection per individuare pattern linguistici discriminatori.
Le sfide dell’IA nella lotta al linguaggio discriminatorio
L’uso dell’intelligenza artificiale in questo ambito solleva questioni cruciali che l’articolo non manca di evidenziare. In primo luogo, emergono preoccupazioni relative alla privacy e al trattamento dei dati personali contenuti nei documenti giuridici. Il progetto JUSTEqual ha implementato rigorose procedure di anonimizzazione, bilanciando la tutela della riservatezza con la necessità di accedere a dettagli fondamentali per l’analisi.
Un’altra sfida significativa riguarda i bias intrinseci agli algoritmi di IA. Gli stessi sistemi progettati per identificare linguaggio discriminatorio possono contenere pregiudizi derivanti dai dati su cui sono stati addestrati. È quindi essenziale sviluppare algoritmi trasparenti, interpretabili e verificabili, con chiare linee di responsabilità.
Particolarmente complessa è la questione dell’intersezionalità, ossia la sovrapposizione di diverse forme di discriminazione (genere, razza, orientamento sessuale, ecc.). Come evidenziato nell’articolo, il concetto di intersezionalità, introdotto da Kimberlé Crenshaw, sottolinea che le esperienze di individui appartenenti a più gruppi marginalizzati sono uniche e non riducibili alla somma delle singole discriminazioni. Gli algoritmi di IA devono essere progettati tenendo conto di questa complessità.

Verso un futuro più inclusivo
La convergenza tra intelligenza artificiale, linguaggio di genere e diritto apre scenari complessi ma promettenti. Se da un lato l’IA offre strumenti potenti per combattere la discriminazione, dall’altro richiede un’attenta riflessione etica e giuridica.
Come evidenzia l’articolo originale di Agenda Digitale, il futuro di questa intersezione dipenderà dalla capacità di bilanciare l’innovazione tecnologica con la tutela dei diritti fondamentali, in un dialogo costante tra esperti di diritto, informatica e scienze sociali. Solo attraverso un approccio multidisciplinare sarà possibile sfruttare pienamente le potenzialità dell’IA per promuovere un linguaggio giuridico più inclusivo e rispettoso, contribuendo così a una società più egualitaria.
Articolo originale – Agenda Digitale
Immagini generate tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).
[1] https://gendjus.it/it/il-progetto
[2] https://hubtolaw.it/projects/justequal-eradicating-judicial-stereotypes-and-gender-discriminatory-language-equal-access-to-justice-for-women-in-cases-of-gender-based-violence/

