L’intelligenza artificiale può ormai generare immagini, video e testi dall’aspetto umano. Ma secondo i ricercatori, più di due terzi dei lavoratori creativi ritiene che l’IA abbia minato la propria sicurezza lavorativa, e metà dei romanzieri teme di essere sostituito.
Aisha Belarbi, 22 anni, artista digitale di Norwich, è netta: “Odio davvero l’IA, va contro tutto ciò che faccio“. Crea arte furry con metodi tradizionali e digitali, e inizialmente non era preoccupata perché pensava fosse “solo spazzatura“, ma ora le cose sono cambiate: “Non riesco più a distinguere cosa sia arte generata dall’IA e cosa no, e questo è spaventoso“. Opposta, invece, è la visione di JP Allard, 67 anni, che ha trasformato la sua agenzia video tradizionale in MirrorMe, specializzata in gemelli digitali e pubblicità generate dall’IA. “Se Michelangelo fosse vivo si cimenterebbe con l’IA“, sostiene, anche se ha perso collaboratori che hanno resistito al cambiamento. Il problema, dice, è la velocità: “Prima avevamo anni per adattarci, ora succede in mesi“.
Infine, il musicista Ross Stewart ha visto le sue paure realizzarsi quando sua madre gli ha mandato un album blues generato dall’IA, uno dei trenta pubblicati in un anno da un singolo “artista“, mentre la copywriter Niki Tibble, tornata al lavoro dopo la maternità, ha scoperto che l’IA aveva preso i lavori più semplici, portandola ad interrogarsi se il suo lavoro esisterà ancora tra dieci anni.
Leggi l’articolo completo ‘We’re creatives – this is what AI has done to our jobs’ su BBC.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (13/03/2025).

