Dalla Virginia al Michigan, dalla Carolina del Sud all’Oklahoma, la resistenza ai data center dedicati all’IA si consolida come uno dei movimenti politici trasversali più vivaci degli ultimi anni negli Stati Uniti. Comunità locali, legislatori e comitati di cittadini si oppongono con crescente efficacia alla costruzione di queste strutture, contestando l’impatto su rumore, consumi idrici ed energetici. I fronti aperti sono decine, e le vittorie si accumulano.
Tra i casi più recenti, la contea di Colleton, in Carolina del Sud, ha approvato una moratoria di sei mesi per bloccare un progetto da 800 acri nell’estuario dell’ACE Basin, di cui 200 su zone umide incontaminate. Il promotore aveva già fallito in Georgia l’anno precedente. Nel Michigan, Prologis ha ritirato la propria richiesta per un impianto da 312 acri a Washington Township dopo le proteste ai tavoli di pianificazione, e la municipalità ha risposto con una moratoria temporanea. A Caledonia, Wisconsin, Microsoft ha rinunciato a un progetto da 244 acri dopo che oltre 2.000 residenti hanno firmato una petizione contro il cambio di destinazione d’uso del terreno.
Georgia, Maryland, Oklahoma e Virginia stanno valutando misure legislative che bloccherebbero le nuove costruzioni fino al 2027 o al 2029, in attesa di chiarire le ricadute su reti idriche e tariffe energetiche. Non mancano le battute d’arresto: nel Maine, la governatrice Janet Mills ha posto il veto al primo progetto di moratoria statale degli Stati Uniti, pur dichiarandosi favorevole al principio. A fare da filo conduttore è una coalizione bipartisan che sta ridando vigore alla partecipazione politica locale mai vista da decenni.
Leggi l’articolo completo “An Incomplete List of Successful Anti-Data Center Legislation” su 404 Media.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (22/05/2025).

