Il primo giugno Arthur Sulzberger, erede della famiglia che controlla il The New York Times, ha tenuto un discorso destinato a far discutere al congresso mondiale dei media di Marsiglia. Il titolo era programmatico: “L’IA, il giornalismo e il futuro incerto della sfera pubblica“. La posta in gioco, ha spiegato, non è la sopravvivenza dei giornali: è la democrazia stessa.
Sulzberger accusa le grandi aziende tecnologiche di voler smantellare i diritti di chi produce contenuti. I sistemi di intelligenza artificiale si nutrono di articoli, analisi e reportage senza chiedere permesso e senza pagare nulla. Un furto, secondo lui. Difatti, negli ultimi vent’anni le piattaforme digitali hanno già sottratto valore economico alla stampa, rifiutando al tempo stesso ogni responsabilità sui contenuti che diffondono e alimentando disinformazione e hate speech online. L’IA però rappresenta qualcosa di più: a differenza dei motori di ricerca, non rimanda al contenuto originale ma lo sostituisce con risposte preconfezionate, senza verifica e senza crediti. Inoltre, le sei principali società specializzate nello sviluppo di sistemi di IA valgono insieme undicimila miliardi di dollari, tre volte il PIL della Francia, mostrando come il rapporto di forze sia impari.
La risposta paradossale, secondo Sulzberger, è il giornalismo professionale: l’unica alternativa affidabile al caos informativo. Lo ricorda anche Hannah Arendt, citata nel discorso: le menzogne continue non inducono a credere il falso, ma a non credere più a nulla. Un nichilismo che, nell’era dell’IA senza regole, rischia di diventare la norma.
Leggi l’articolo completo Come salvare l’informazione ai tempi dell’intelligenza artificiale su Internazionale.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (26/02/2026).

