Il 3 maggio, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, l’Unione Europea ha ribadito il ruolo cruciale dell’informazione libera come fondamento della democrazia, sottolineando l’urgenza di difenderla da crescenti minacce.
Questa ricorrenza è stata istituita nel 1993 dall’Onu per commemorare la Dichiarazione di Windhoek. Oggi si carica di un significato ancor più importante visto il contesto globale segnato da censure, pressioni economiche e attacchi contro i giornalisti.
Roberta Metsola, presidente dell’Europarlamento, ha riaffermato il sostegno continuo alla libertà dei media. Al suo fianco, le voci di Sabine Verheyen e Nela Riehl hanno sottolineato nuovamente l’importanza del giornalismo indipendente e della lotta alla disinformazione. In questa direzione si inserisce l’European Media Freedom Act (Emfa), un documento che introduce protezioni vincolanti contro interferenze politiche e pressioni editoriali, approvato nell’aprile 2024 ed entrato in vigore con le prime disposizioni: entro l’agosto 2025 sarà pienamente operativo.
Il dibattito ha toccato anche il ruolo sempre più centrale dell’IA nel panorama informativo. Mélanie Lepoultier (del Congresso dei Poteri Locali e Regionali del Consiglio D’Europa) ha evidenziato il potenziale dell’IA nel rafforzare il giornalismo, specie a livello locale, ma ha anche avvisato dei rischi legati alla disinformazione e alla mancanza di risorse per una formazione adeguata.
A confermare le criticità, il nuovo rapporto di Reporter Senza Frontiere, che dipinge un quadro allarmante. Secondo questo rapporto, infatti, la libertà di stampa è al minimo storico. L’Italia perde tre posizioni, scendendo al 49° posto — fanalino di coda dell’Europa occidentale — mentre gli Stati Uniti retrocedono al 57° posto. In vetta c’è la Norvegia, in fondo alla classifica, invece, Eritrea, Corea del Nord e Cina.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

