Il rapporto dell’Osservatorio Look4ward, realizzato con Intesa Sanpaolo, mette in luce il divario tra lavoro e competenze rispetto all’utilizzo dell’IA nelle imprese italiane. Secondo l’indagine su 600 responsabili delle risorse umane, il 31% delle aziende ha già implementato o sta testando soluzioni algoritmiche, contro il 19% del 2025. A questa crescita non corrisponde un adeguamento delle competenze: solo il 19% delle imprese informatizzate dispone di percorsi formativi strutturati, mentre il 46% dei dipendenti non riceve istruzione dedicata. «L’intelligenza artificiale è già entrata nelle attività quotidiane, ma la sua integrazione nei processi educativi procede con tempi più lenti», osserva Enzo Peruffo, della Luiss.
Una seconda parte della ricerca, su 800 partecipanti, rivela che l’utilità dell’IA varia in base alla complessità del compito, nei task semplici riduce l’apprendimento, in quelli complessi alleggerisce il carico mentale. Per Peruffo serve «una regia pedagogica, organizzativa e istituzionale chiara». Andrea Garnero, economista dell’Ocse, avverte che per l’Italia il rischio non è solo la disoccupazione tecnologica, ma anche perdere le opportunità dell’innovazione.
La risposta arriva con il modello Geniale, framework educativo di Intesa Sanpaolo per integrare AI e apprendimento. Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem del gruppo, sottolinea che il valore della tecnologia «dipende dalla qualità dei modelli educativi con cui viene integrata», nell’ottica di ricomporre il legame tra lavoro e competenze.
Leggi l’articolo “Aziende, allarme algoritmi: “L’intelligenza artificiale ha fatto aumentare i divari”” su La Stampa.
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