Non sarà una nuova Hiroshima a convincerci a proteggerci dall’intelligenza artificiale. È questa la tesi di fondo di alcune lettere apparse sul The Guardian in risposta a Timothy Garton Ash: l’immagine della bomba atomica, per quanto potente, rischia di fuorviare. Hiroshima fu una tecnologia controllata fino in fondo dall’uomo, che decise di costruirla e usarla. I rischi dell’IA sono diversi: più subdoli, meno spettacolari, ma non per questo meno pericolosi.
Il pericolo reale, spiega il dottor Simon Nieder, non è un improvviso “sorpasso” delle macchine sull’uomo, ma un lento scivolamento fatto di piccole deleghe: un po’ più di autonomia qui, un controllo tolto là, finché le decisioni cruciali non sono già state prese altrove. Per questo servirebbero regole condivise su settori chiave — armi, infrastrutture critiche, biotecnologie — prima ancora di trovare un accordo sui rischi esistenziali più remoti. Non è la prima volta che il mondo si interroga sui pericoli dell’IA: già nel 1972 il gruppo di Serbelloni, animato dal pioniere Donald Michie, discuteva di questi temi, ricorda il dottor Anthony Harris, sottolineando come il dibattito richieda oggi come allora un dialogo tra scienze e discipline umanistiche.
Infine, David Kyler denuncia la frammentazione degli sforzi internazionali di regolamentazione, che rischia di rallentare risposte tempestive proprio mentre l’innovazione accelera. Come per il clima, conclude, solo un approccio globale e coordinato potrà davvero arginare le minacce di un’intelligenza artificiale sempre più potente.
Leggi l’articolo completo AI’s worst disasters will arrive unannounced su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/09/2025).

