L’introduzione dell’IA generativa nelle aziende sta alimentando la proliferazione del cosiddetto workslop, ovvero output generati rapidamente che appaiono rifiniti, ma risultano così approssimativi e imprecisi da richiedere profonde revisioni che vanificano i guadagni di efficienza attesi. Quando questi contenuti vengono condivisi tra colleghi, il carico di lavoro non scompare ma si trasferisce su chi li riceve, imponendo correzioni o rifacimenti completi. Un copywriter di un’azienda di cybersecurity di Miami, che ha parlato al The Guardian sotto pseudonimo per evitare ripercussioni, descrive un peggioramento di qualità, tempi e morale in seguito all’adozione forzata dell’AI e in particolare ai licenziamenti che hanno interessato il suo team.
Un sondaggio su 5000 colletti bianchi statunitensi ripreso dal Wall Street Journal evidenzia un sostanziale divario tra management e dipendenti. Mentre i dirigenti dichiarano aumenti di produttività, una quota significativa di lavoratori (il 40%) non riscontra benefici. Alcuni studi mostrano che il workslop comporta ore aggiuntive di revisione e costi nascosti, alimentati da pressioni produttive e scarsa formazione. Il fenomeno si estende anche a settori sensibili, come quello sanitario. Secondo diversi esperti, l’IA viene spesso proposta come soluzione universale senza un chiaro mandato operativo, finendo per accentuare le tensioni organizzative e ridurre l’autonomia dei lavoratori.
Leggi l’articolo completo: Bosses say AI boosts productivity – workers say they’re drowning in ‘workslop’ su The Guardian
Immagine generata tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (06/05/2025).

