• LinkedIn
  • Telegram
  • FB
  • FB

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

Il logo dell’Eurovision accusato di essere generato dall’IA

Immagine della scritta Eurovision

Il logo dell’Eurovision 2026 è umano. Parola di Amy Bedford, titolare dell’agenzia di design PALS di Sheffield, che ha firmato l’identità visiva della 70ª edizione del concorso a Vienna. Otto mesi di lavoro, una squadra di graphic designer, tipografi, artisti 3D e un lettering artist a mano libera: eppure, al lancio, i superfan hanno accusato il team di aver usato l’intelligenza artificiale.

Un’accusa che Bedford respinge con forza, ricordando che un brand globale come Eurovision deve essere registrabile e la sua origine umana deve essere trasparente e dimostrabile. Il caso, però, non è isolato. L’illustratrice Eleanor Tomlinson ha visto il suo celebre schizzo della Regina Elisabetta con Paddington Bear ricreato dall’IA — firma originale inclusa — e trasformato in contenuti politici lontani dallo spirito innocente dell’opera. Il pittore Jonathan Wilkinson, invece, ha perso commissions a favore di strumenti generativi, e oggi condivide sui social il suo processo a matita per dimostrare la propria autenticità umana.

Il fenomeno solleva una domanda più ampia, ossia cosa significa creare nell’era dell’IA. Secondo il docente di graphic design Alex Watson, le nuove generazioni stanno già rispondendo a questo quesito: i corsi si svuotano, ma gli studenti rimasti rifiutano gli strumenti generativi: vogliono distinguersi, vogliono il fatto a mano, perché, come sintetizza Watson, «le persone hanno sete di autenticità».

Leggi l’articolo completo ‘People accused us of using AI for our Eurovision logo’ su BBC.

Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (17/05/2026).

Esplora altri articoli su questi temi