Secondo il Work Trend Index 2026 di Microsoft, solo il 10% dei lavoratori italiani rientra nella categoria dei “Frontier Professionals”, ovvero chi impiega l’IA per ripensare flussi di lavoro e costruire pratiche replicabili. La ricerca annuale, condotta tramite un sondaggio su 20mila lavoratori in dieci paesi Italia inclusa, analizza come sta cambiando il rapporto tra IA e ambienti professionali. In Italia i lavoratori di frontiera sono fermi al 10%, contro la media mondiale del 16%.
Il Work Trend Index individua quattro modalità di interazione con l’AI: fare richieste rapide e puntuali; sperimentazione delle possibilità e degli strumenti; delega all’agente IA che esegue su indicazioni dell’utente e collaborazione tra uomo e macchina. I profili più avanzati sono quelli che riescono ad individuare quale sia lo strumento migliore in base al compito. I lavoratori, di fatto, sperimentano più delle aziende. A livello globale, solo un utente su quattro dichiara di avere una leadership allineata sulla strategia IA.
A pesare è soprattutto la struttura degli incentivi. Solo l’11% degli utenti italiani si sente premiato per aver reinventato il proprio modo di lavorare con l’IA. Il 63% teme di restare indietro se non si adatta rapidamente, ma il 43% preferisce concentrarsi sugli obiettivi correnti piuttosto che ridisegnare i processi. Sul fronte delle competenze, il controllo qualità dell’output e il pensiero critico sono indicate a livello globale come le capacità più rilevanti nell’era degli agenti. Anche su questo fronte le statistiche italiane sono al di sotto della media. C’è una consapevolezza ancora parziale del fatto che il valore del lavoro umano si sposta sempre di più dalla produzione alla verifica.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (01/05/2025).

