Il mercato del lavoro italiano sta assistendo all’avvento del proletariato dell’IA, con conseguenze significative per i lavoratori freelance. Questi ultimi si trovano ora a fronteggiare offerte di lavoro da parte di grandi aziende tech per compiti come l’etichettatura di immagini e la correzione di contenuti generati dall’IA, tradizionalmente affidati a paesi in via di sviluppo. La remunerazione rimane estremamente bassa, oscillando tra 1 e 2 euro l’ora, accompagnata da condizioni di lavoro critiche.
Le aziende, tra cui Google e OpenAI, hanno esteso questa pratica anche in Italia, alimentando un dibattito sullo sfruttamento dei lavoratori. Compiti ripetitivi e contenuti tossici aumentano lo stress psicologico dei freelance, mentre l’IA si evolve grazie alla raccolta di dati umani. Questa nuova era dell’IA non solo potenzia i chatbot per attività complesse come la generazione di contenuti musicali e codice informatico, ma sta anche integrando l’IA nei processi industriali, tradizionalmente umani.
Sebbene il lavoro di “addestratore di IA” richieda competenze avanzate, i compensi variano significativamente:. Ad esempio, negli Stati Uniti il guadagno è mediamente di 20 dollari l’ora, mentre in Italia si propongono tariffe molto più basse, tra i 7 e i 15 euro lordi. Questo ha creato una dinamica competitiva che favorisce l’abbassamento delle tariffe, mettendo i lavoratori in una situazione di concorrenza diretta tra loro.
Marco Bentivogli, esperto di politiche di innovazione, prevede una polarizzazione crescente tra paesi, imprese e lavoratori, con alcuni che beneficiano del boom dell’IA mentre altri rimangono marginalizzati.
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