Nell’ambito del procedimento dentro un Multidistrict Litigation che accorpa le cause contro Meta, TikTok, Snap e Google. L’11 febbraio, è stato ascoltato Adam Mosseri, Ceo di Instagram, chiamato a rispondere nella causa civile promossa da una ventenne indicata negli atti come KGM. I procedimenti sono centinaia, coordinati per evitare duplicazioni e orientare le decisioni future.
Mosseri ha escluso che Instagram possa creare dipendenza in senso medico, pur riconoscendo un uso problematico capace di generare disagio, ansia, malessere. Ha citato i filtri di bellezza, in parte rimossi, e la necessità di discutere l’impatto sull’umore. Nessuna prova scientifica, ha ribadito, dimostrerebbe una “dipendenza da Instagram”, né un nesso diretto con depressione o scompensi clinici. L’azienda, secondo quanto affermato dal Ceo, testa le funzioni prima del rilascio e offre strumenti di tutela come limitazioni ai contenuti per adulti, notifiche silenziate di notte, sistemi per individuare utenti vulnerabili.
La presenza di Mosseri in aula è già un segnale. Negli Stati Uniti i vertici compaiono raramente, se non quando sono in gioco decisioni strategiche e consapevolezze aziendali. In discussione non ci sono soltanto lo scroll infinito o l’accesso dei minori a contenuti sensibili, ma l’ipotesi che le piattaforme incentivino deliberatamente la dipendenza privilegiando il profitto. La pressione cresce anche in Europa, in Australia e in Brasile. In Italia,per esempio, è stata intrapresa un’azione contro Facebook, Instagram e TikTok rinviata poi al 14 Maggio.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (08/01/2025).

