L’infrastruttura digitale che sostiene internet è stata progettata per gli esseri umani: persone che cercano, cliccano e scorrono con ritmi prevedibili. Gli agenti AI, invece, ragionano in modo completamente diverso: possono avviare centinaia di operazioni in parallelo in pochi secondi, per poi sparire nel nulla. È una rivoluzione silenziosa che sta costringendo i grandi provider cloud a ripensare tutto.
Per questa ragione, AWS ha lanciato una nuova generazione di OpenSearch Serverless, un sistema di ricerca e database progettato specificamente per i carichi di lavoro agentici. La novità tecnica centrale è il disaccoppiamento tra calcolo e archiviazione: le risorse si attivano in pochi secondi quando servono e tornano a zero quando gli agenti sono inattivi, eliminando il costo del “posto auto sempre occupato” anche quando nessuno lo usa.
Il tempismo non è casuale. Secondo Cloudflare, i bot rappresentano già il 31% del traffico HTTP globale, e il traffico non umano potrebbe superare quello umano entro la prima metà del 2027. Google, Microsoft, Databricks, Snowflake e Cloudflare stessa stanno tutti ridisegnando le proprie infrastrutture nella stessa direzione: ambienti persistenti, scalabilità istantanea, memoria condivisa tra agenti. Dunque, più agenti vengono distribuiti, più cresce la pressione a costruire un internet pensato per le macchine — e, inoltre, farlo lo renderà maggiormente economico e accessibile.
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Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (02/10/2025).

