Le IA generative si dimostrano sempre più capaci nel conversare e creare contenuti, ma non possono svolgere azioni. La comparsa degli agenti AI permette di superare questo limite, sollevando al contempo l’urgenza di iniziare ad affrontare importanti questioni etiche. Questi strumenti basati su intelligenza artificiale promettono infatti di svolgere compiti complessi e imitare comportamenti umani con sorprendente precisione.
Al momento esistono due tipi di agenti AI. I primi consistono in strumenti che eseguono task complesse sul desktop interagendo con i software e le applicazioni presenti, come Claude Sonnet 3.5 di Anthropic. Possono ad esempio compilare form e navigare sul web in autonomia per cercare informazioni. I secondi sono agenti di simulazione, sviluppati per comportarsi come gli esseri umani e capaci di replicarne valori e preferenze, come dimostrato da un recente studio con 1.000 partecipanti. Questi sviluppi indicano che l’industria dell’IA punta a creare agenti capaci di combinare l’esecuzione di task e la simulazione personalizzata.
Tra i rischi principali spicca soprattutto la creazione di deepfake sempre più realistici. Inoltre si pone la questione del diritto di sapere se si sta interagendo con un’intelligenza artificiale. Questi problemi, già attuali, aprono interrogativi etici cruciali che potrebbero intensificarsi man mano che gli agenti AI diventano più accessibili e sofisticati.
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