Un episodio banale successo quest’estate a Marsiglia rivela il dilemma del nostro tempo. Bloccato nel traffico rovente, il protagonista della vicenda deve scegliere tra due opzioni: seguire il consiglio dell’amica che indica di svoltare a destra verso un ristorante, oppure proseguire dritto come suggerisce Waze. Stanco e accaldato, si fida dell’app e finisce bloccato in un cantiere. La domanda che emerge da quest’episodio è semplice ma cruciale: di chi ci fidiamo di più, degli esseri umani o delle macchine?
A questo proposito, Kant definì l’Illuminismo come l’uscita dalla minorità autoimposta, ossia dall’incapacità di usare il proprio intelletto senza una guida esterna. Per secoli quella guida furono sacerdoti, monarchi e signori feudali che si proclamavano voce di Dio, mentre con le rivoluzioni settecentesche la ragione sostituì la fede e oggi, invece, rischiamo di scivolare di nuovo nella minorità, cedendo non a re o dei ma al codice informatico il coraggio di pensare autonomamente. Ad esempio, uno studio del MIT mostra che chi scrive con l’IA ha minore attività cerebrale e copia interi blocchi di testo.
L’IA è una scatola nera: produce conoscenza ma non comprensione. Fidarsi di lei, dunque, non è ragione ma fede e la sfida contemporanea è sfruttare l’intelligenza artificiale senza erodere il pensiero critico, che è alla base di tutti i sistemi democratici.
Leggi l’articolo completo Our king, our priest, our feudal lord – how AI is taking us back to the dark ages su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (27/12/2025).

