L’Intelligenza Artificiale (A.I.) e i Big Data non sono semplici innovazioni tecnologiche; sono la linfa di una rivoluzione di portata epocale, paragonabile, come suggerito, a una vera e propria rivoluzione scientifica. La loro trasversalità ha ridefinito le dinamiche di politica, economia, società, scienza e cultura, offrendo opportunità inaudite. Eppure, proprio in questa potenza risiede la loro natura ambivalente – il Pharmakon platonico, simultaneamente cura e veleno.
La “nuova frattura” non è solo tecnologica; è una profonda scissione che si manifesta in almeno tre dimensioni critiche: epistemologica, socio-etica e geopolitica. Affrontare questa frattura richiede un impegno consapevole e responsabile, rifiutando sia l’accettazione passiva che l’autoemarginazione.
La frattura epistemologica: dalla conoscenza umana alla datizzazione totale
Il cammino della conoscenza umana, dagli albori filosofici di Platone e Aristotele al rigore del metodo scientifico galileiano, ha sempre mirato a cogliere le leggi che governano il mondo. Oggi, l’A.I. e i Big Data introducono un nuovo paradigma gnoseologico, creando un mondo speculare, formato da bit digitali, che funge da mappa inedita e globale per la comprensione della realtà.
La frattura epistemologica si pone nel momento in cui la conoscenza non è più esclusivamente mediata dalla mente, dai sensi e dagli strumenti umani, ma è generata dalle macchine. Il connubio tra digitalizzazione, Internet e potenza di calcolo ha impresso un’accelerazione irreversibile: i dati digitali non sono solo una registrazione della realtà, ma un nuovo tipo di valore che, se ben elaborato, può “stabilirne la veracità”.
Il nodo cruciale risiede nella datizzazione – l’aspirazione a creare un “mondo del senso totale“, dove ogni azione, ogni fenomeno, è misurato, registrato e riformulato in dati. Questo processo solleva la domanda fondamentale: siamo in grado di sostenere l’idea che sia una macchina a dirci cosa è vero e cosa non lo è?
La A.I. eccelle nell’individuare correlazioni e patterns in serbatoi di dati troppo vasti per l’analisi umana, fornendo risposte a domande che non abbiamo ancora formulato. La sua forza risiede nella sua obiettività algoritmica, scevra da sentimenti, pulsioni, pregiudizi e fallibilità congenita che affliggono il giudizio umano. Esempi come l’analisi sofisticata dei dati nelle campagne politiche o la previsione di malattie attraverso l’analisi del genoma illustrano un futuro prossimo in cui la datizzazione conduce a decisioni obiettivamente migliori e a una riduzione del “rumore” insito nelle scelte basate sull’intuizione o sull’emozione.
Tuttavia, come viene dichiarato ormai da più parti, l’ecosistema Big Data e A.I. non è immune da difetti. L’aumento esponenziale delle variabili e la conseguente saturazione con “dati spazzatura” (o fallaci) rischiano di rendere gli oracoli digitali “oracoli menzogneri”. La verità che ne deriva non è assoluta, ma statistica, ed è per questo che la datizzazione è vista come uno strumento più efficace per falsificare affermazioni piuttosto che per confermare verità. La vera frattura, in questo senso, è tra la promessa di un sapere totale e il rischio di un sapere contaminato e fallace.

La frattura socio-etica: libertà, responsabilità e la sfera privata
La potenza dei Big Data e dell’A.I. è inseparabile dal suo impatto sulla vita personale e collettiva, generando una profonda frattura etica tra il progresso tecnologico e il suo riflesso morale.
Il dilemma etico non riguarda solo l’uso malevolo, ma anche l’uso “neutro” o addirittura “benefico” della tecnologia. L’utilizzo degli stessi algoritmi di Data mining per massimizzare il profitto di Facebook o Amazon e per sviluppare terapie salvavita nella Big science rende impossibile adottare una visione miope o “due pesi e due misure” nella critica. La perdita di una parte di sicurezza dei dati è vista come un effetto collaterale con cui la società deve convivere per accedere ai progressi inediti.
La questione si radicalizza nel concetto di sfera privata. La nostra critica contro il “mondo trasparente” e la sorveglianza digitale si scontra con la nostra condotta quotidiana:
“Il concetto riguardo la protezione dei dati si basa su quello di ‘sfera privata’ col quale ogni individuo […] entra in contraddizione non appena si tratta di trarre dei vantaggi concreti”*.
Prenotazioni aeree, home banking, social networks e carte fedeltà: a tutti questi canali affidiamo i nostri dati in un uso opportunistico che annulla la riservatezza in cambio di un vantaggio economico o sociale. La frattura qui è interna all’individuo sociale: tra la rivendicazione di privacy e la prontezza a rinunciarvi per la legge dell’utile.
Di conseguenza, sorge l’imperativo di sviluppare una “morale sua propria”, un’etica speculare che sia allineata con il nuovo mondo in rete. La Bioetica è chiamata a un compito gravoso: formulare una “filosofia della sfera privata” che non sia un concetto astratto, ma che illustri le veraci e concrete condizioni esistenziali dell’essere umano nell’era della datizzazione. Solo così si potrà rispondere alla domanda su cosa sia lecito e auspicabile misurare, e in quali condizioni.
La posta in gioco è la libertà decisionale. Se le decisioni basate sui dati si rivelano obiettivamente superiori a quelle guidate da intuizioni, emozioni o ideologie (che spesso nascondono solo pigrizia o inerzia), allora l’ostinazione a ribadire una libertà soggettiva, ma inefficace, potrebbe ridursi a una costosa illusione.
La frattura geopolitica: controllo e competizione globale
Sebbene non esplicitamente trattata nella Conclusione, la dimensione della datizzazione ha implicazioni dirette sul potere e il controllo globale, alimentando una “nuova frattura” di natura geopolitica.
Chi possiede e governa i dati e gli algoritmi (i supercalcolatori, i centri di server) detiene la chiave per definire le dinamiche reali e stabilirne la veracità, acquisendo un vantaggio strategico decisivo. La corsa globale all’A.I. e ai Big Data sta polarizzando il potere tra poche grandi entità (spesso Big Tech e stati-nazione all’avanguardia) e il resto del mondo.
Concentrazione del Potere: L’ecosistema di A.I. e Big Data è dominato da poche aziende (le GAFAM occidentali o le loro equivalenti orientali) che gestiscono i flussi di dati globali. Questo crea una dipendenza e un’asimmetria di potere: chi non ha accesso a data set di quelle dimensioni è destinato a rimanere indietro nello sviluppo.
Sovranità Digitale: La datizzazione tocca la sovranità nazionale. Il controllo sulla propria popolazione, economia e infrastruttura critica è sempre più mediato da sistemi A.I. La capacità di “governare questa trasformazione” diventa un imperativo di sicurezza nazionale.
Questa competizione non riguarda solo il progresso economico, ma anche la definizione stessa dei valori etici e sociali che presiedono alle decisioni algoritmiche. Le decisioni basate sui dati, giustificate razionalmente, possono entrare in conflitto con le leggi dell’umanità e della dignità della persona, se non guidate da un quadro normativo e culturale solido.

Gestire il cambiamento: verso una responsabilità consapevole
L’A.I. e i Big Data sono una trasformazione irrefrenabile. La necessità non è quella di fermare il progresso, ma di dotarsi delle competenze e della cultura necessarie per governare questa trasformazione, affinché si ponga al servizio della qualità della vita.
Il vero compito che emerge da questa ricognizione non è tecnico, ma filosofico ed etico. Richiede:
Rinnovato Impegno Culturale: Promuovere una cultura capace di definire i problemi e le nuove sfide che si pongono, con una rinnovata consapevolezza della complessità dei fenomeni naturali e sociali.
Filosofia della Datizzazione: Rielaborare concetti fondamentali (Verità, Illimitato, Assoluto, Sfera Privata) in un mondo in cui la realtà è sempre più tradotta in dati. La Filosofia stessa, organizzata intorno a un mondo pre-digitale, deve essere “contaminata” da questa nuova realtà.
Ricerca del Potenziale Etico: Creare le condizioni per cogliere il potenziale etico insito nel cambiamento, distinguendo l’opportunità di una vita più coscienziosa e pianificata dall’incubo di una vita totalmente predeterminata.
La “nuova frattura dell’intelligenza artificiale” è il divario tra la potenza trasformativa del Pharmakon digitale e la nostra capacità di gestirlo con saggezza. Il futuro non è semplicemente ciò che accadrà, ma ciò che sceglieremo di costruire, assumendo la piena responsabilità in ogni atto di datizzazione.
Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).
* Fiorello Casi, A.I. e Big data: La Nuova Frattura. Capire e Dominare la Rivoluzione che ha già riscritto il mondo, Independently published, 2025, p. 259.

