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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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La nuova frontiera del superuomo

Superuomo

Il progresso è una componente inevitabile dell’esistenza umana. Esso è inevitabile perché l’essere umano non può esimersi dal voler conoscere sempre di più, dal voler scoprire continuamente nuovi segreti sulla realtà che lo circonda.

L’intelligenza artificiale, in questo senso, non è altro che l’ultima manifestazione di questa tensione inalienabile. Non si può negare, dopotutto, che la nostra specie abbia covato, sin dai suoi albori dentro di sé, il desiderio di perfezionarsi, di diventare via via sempre migliore, tanto da ambire alla scoperta della propria forma definitiva.

Uno su tutti, Friedrich Nietzsche, ha avuto il merito di aver più compiutamente portato alla luce questo desiderio irrefrenabile:

L’uomo è una corda, annodata tra l’animale e il superuomo – una corda tesa sopra un abisso. Un pericoloso andare al di là, un pericoloso essere in cammino, un pericoloso guardarsi indietro, un pericoloso rabbrividire e fermarsi. Quel che è grande nell’uomo è che egli è un ponte e non un fine: quel che si può amare nell’uomo è che egli è un passaggio e un trapasso.

Voglio insegnare agli uomini il senso del loro essere: che è il superuomo, il fulmine che scaturisce dall’oscura nube uomo.

Dalle parole dello Zarathustra di Nietzsche emerge molto bene il carattere processuale, tendente all’evoluzione, non certo senza intoppi, dell’essere umano. Tuttavia il superuomo non è che una mera illusione. L’uomo non può cambiare la propria natura più profonda. Fatto salvo che per determinate caratteristiche fisiche, l’uomo di oggi è esattamente quello di ieri. Entrambi condividono le medesime grandi paure, entrambi sono tanto conflittuali quanto socievoli, entrambi sono fallaci, entrambi hanno fame, sete, sonno, entrambi sono ambiziosi e timorosi, forti e fragili.

Eppure il mondo umano è cambiato enormemente nei secoli: quello di oggi non è affatto il mondo della Preistoria o del Medioevo. Dunque come è possibile che si siano verificate così radicali rivoluzioni nella realtà se la natura umana è rimasta sempre la stessa? Una natura tanto imperfetta da consentire ad un pensatore come Cartesio di pervenire a malapena alla certezza della propria sola esistenza, peraltro attraverso l’utilizzo del dubbio metodico:

Quella stessa mente che, facendo uso della propria libertà, suppone che non esista nulla di ciò sulla cui esistenza può avere anche solo il menomo dubbio, si rende però conto che non può darsi che, nel contempo, non esista neppur essa.

Ebbene, nonostante questi limiti tanto evidenti, la continua trasformazione della realtà per mano dell’uomo non solo è stata e continua ad essere possibile, ma è invero necessaria. Infatti l’uomo, tanto desideroso di perfezionarsi quanto consapevole della propria ineluttabile imperfezione, consapevole di non poter agire concretamente sulla propria natura, non può fare altro che agire sulla realtà che circonda questa natura, illudendosi in questo modo di un progresso della propria essenza. In parole povere, l’uomo si accontenta da sempre di modificare il paesaggio poiché non può ritoccare il soggetto in primo piano.

Questa modificazione della realtà assume principalmente due forme, tra loro profondamente connesse, che definirò qui come l’artificio e la proiezione. Per artificio intendo in questa sede l’insieme delle creazioni umane, dalla ruota al computer, le quali nel loro complesso hanno condotto il mondo attraverso incredibili ed imprevedibili trasformazioni. Per mezzo dell’evoluzione della sua realtà l’uomo ha così potuto sentire di evolvere un po’ anch’egli. Per proiezione invece intendo in questa sede l’insieme delle idee formulate dall’uomo riguardanti realtà alternative di sé, nelle quali egli si manifesta perfetto, privo di tutti i suoi tipici difetti contingenti. Esempi lampanti di proiezioni sono senza dubbio le idee dello Stato e di Dio. Si tratta di due concetti di realtà onnipotenti dal forte sapore antropomorfo. A proposito dello Stato, come emerge dalle parole di Thomas Hobbes, si possono anche cogliere gli echi della forte commistione che sussiste tra artifici e proiezioni:

Sia in base alla ragione che alla Scrittura, appare chiaro, al mio intelletto, che il potere sovrano – risieda in un singolo uomo, come nella monarchia, o in un’assemblea di uomini, come negli Stati popolari e aristocratici – è tanto grande quanto si possa immaginare che gli uomini possano farlo. E sebbene di un potere così illimitato si possano immaginare molte conseguenze dannose, tuttavia le conseguenze della mancanza di esso, consistenti nella guerra perpetua di ciascuno contro il suo vicino, sono di gran lunga peggiori.

Per quanto concerne invece l’idea di Dio, risultano certamente illuminanti le considerazioni di Immanuel Kant, in proposito delle quali ho altrove puntualizzato che:

Il concetto di Dio è il concetto dell’oggetto che realizza il concetto della totalità dei predicati positivi …

Dio sarebbe cioè la proiezione di un essere umano spogliato di qualsiasi attributo negativo e mortificante, un uomo libero da imperfezioni. Ma purtroppo per tutti noi, al di là di questi tentativi palliativi, l’uomo perfetto resta un’utopia. Perché un uomo davvero perfetto, in se stesso, e non come specchio di artifici e proiezioni, è un uomo massimamente morale, in grado di fare sempre la cosa giusta, talmente retto da rendere superflui lo Stato, la Legge, i tribunali e le forze di polizia, un uomo non tanto onnipotente quanto piuttosto giusto.

Ad ogni modo, alla luce di tutte queste considerazioni, sarà chiaro che l’invenzione dell’intelligenza artificiale altro non è che l’ultima tappa della storia di quella lunga e vana rincorsa del superuomo da parte dell’uomo. Se si esamina a fondo il fenomeno, si riuscirà a capire che l’IA rappresenta una fusione perfetta tra l’artificio e la proiezione. Essa è artificio, poiché attraverso la sua scoperta l’uomo persegue l’ambizione dell’evoluzione della propria realtà, che risulta così più agevole, sempre più comoda e alla portata di tutti; è proiezione, poiché è palese che essa è un’imitazione dell’umano, costruita però in modo tale da annichilire, o comunque perlomeno mitigare, tutte le sue caratteristiche negative: un sistema di IA non ha sete, fame o sonno, non può distrarsi, non può sentirsi stanco o triste, non potrà, forse in futuro, errare.

Ora è tuttavia importante comprendere che artificio e proiezione, pur non potendo affatto contribuire ad alcuna evoluzione della natura umana, sono comunque fenomeni mirabili, che si sono rivelati decisivi nel miglioramento della vita e del reale. Qualsiasi meraviglia è stata possibile solamente grazie all’imperfezione congenita dell’uomo. Infatti proprio l’incapacità di pervenire al superuomo, diventata quindi tendenza perenne, ha costituito la spinta propulsiva fondamentale affinché la nostra umile e difettosa specie potesse sempre trovare le motivazioni e le risorse necessarie a compiere cose memorabili e lasciare un’impronta sul Pianeta che nessun’altra potrà mai eguagliare.

Fonti

  • Calzone Fabio, Karl Leonhard Reinhold e il ruolo di Kant nella disputa sul panteismo, Università degli Studi di Torino, Torino 2023.
  • Cartesio Renato, Meditazioni di filosofia prima, in I grandi filosofi, RBA, Milano 2019.
  • Hobbes Thomas, Leviatano, in I grandi filosofi, RBA, Milano 2019.
  • Nietzsche Friedrich, Così parlò Zarathustra, in I grandi filosofi, RBA, Milano 2019.

Immagini generate tramite DALL-E. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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