Un numero sempre maggiore di creativi, accademici e professionisti sta scegliendo di rifiutare l’uso dell’intelligenza artificiale generativa. Le motivazioni, pur essendo diverse tra loro, su alcuni aspetti sono convergenti e riguardano preoccupazioni per l’accuratezza delle risposte dato che l’IA sbaglia oltre il 60% delle volte secondo diversi studi, l’impatto ambientale devastante, oltre alla perdita di posti di lavoro e alla minaccia alla creatività umana.
Il romanziere Ewan Morrison e la linguista Emily Bender sottolineano come l’IA produca solo “collage” di contenuti esistenti, senza vera comprensione o originalità. April Doty, narratrice di audiolibri, denuncia l’impossibilità di spegnere il suo funzionamento e il loro costo energetico. La regista Justine Bateman, invece, paragona l’IA generativa a un “frullatore” che ruba e rigurgita, prevedendo che il pubblico si stancherà dei contenuti generati allo stesso modo di come è avvenuto con il cibo spazzatura.
Dunque, nonostante le pressioni del mercato del lavoro, in quanto alcuni si sentono costretti a usarla per restare competitivi, questi “obiettori di coscienza dell’IA” difendono e antepongono il valore dell’esperienza umana, della connessione autentica e della creatività originale. La loro resistenza rappresenta una scelta consapevole per preservare ciò che ci rende umani in un mondo che, al contrario, è sempre più automatizzato.
Leggi l’articolo completo ‘Nobody wants a robot to read them a story!’ The creatives and academics rejecting AI – at work and at home su The Guardian.
Immagine generata tramite DALL-E 3. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

