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Magazine Intelligenza Artificiale: l'IA è più di quello che appare

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La scuola nell’era dell’intelligenza artificiale: alcune provocazioni

IA e scuola

Dalla classe alla chat: una provocazione

C’è un’immagine che inquieta e che, proprio per la sua forza evocativa, merita di essere presa sul serio: la scuola trasformata in un’antenna dell’Intelligenza Artificiale, un luogo dove gli studenti non dialogano più con un insegnante in carne e ossa, ma con una chat che restituisce informazioni su D’Annunzio, Dante o Leopardi.
Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, ha recentemente lanciato questa provocazione nell’articolo pubblicato sul sito Tecnica della Scuola, per scuotere le coscienze: se la scuola abdica al suo compito educativo, se si limita a trasmettere nozioni attraverso un algoritmo, cosa resterà della sua missione?

La scuola come laboratorio di coscienza

La scuola italiana, nella sua tradizione, non è mai stata soltanto un contenitore di saperi. È stata piuttosto un laboratorio di formazione integrale, un luogo in cui la letteratura, la filosofia, la storia e le scienze si intrecciano per forgiare personalità critiche e consapevoli. Parlare di D’Annunzio in classe non significa soltanto analizzare versi o confrontarsi con uno stile, ma vivere un’esperienza di interpretazione collettiva, di dialogo tra docente e studenti, di confronto tra sensibilità diverse. È in quell’incontro che si forma la coscienza, non nella risposta immediata di un algoritmo.

Tecnologia sì, delega no

Crepet non demonizza la tecnologia, ma mette in guardia contro la tentazione di delegare ad essa la funzione educativa. La scuola non è un’azienda che deve ottimizzare processi, non è un call center che deve smaltire richieste. È un luogo di crescita lenta, di errori, di dialoghi che non sempre portano a risposte immediate. È proprio in questa lentezza che si forma la coscienza critica. La sua provocazione, volutamente estrema, serve a ricordarci che la fascinazione per l’efficienza rischia di farci dimenticare la sostanza: l’educazione è relazione, testimonianza, esperienza condivisa.

AI literacy: alfabetizzare al digitale

Non è però solo Crepet a sollevare dubbi. La pedagogista Maria Ranieri, docente all’Università di Firenze, in un suo articolo sulla Rivista di scienze dell’educazione della Pontificia Facoltà «Auxilium», ha insistito sulla necessità di un’AI literacy, una alfabetizzazione critica che consenta agli studenti di comprendere non solo come usare l’Intelligenza Artificiale, ma anche come funziona, quali limiti ha, quali implicazioni etiche porta con sé. Per Ranieri, l’Intelligenza Artificiale non deve diventare un surrogato della didattica, ma un’occasione per insegnare a pensare il digitale, a non subirlo.

La regia culturale oltre la scorciatoia

Un’altra voce autorevole è quella di Pier Cesare Rivoltella, direttore del CREMIT dell’Università Cattolica di Milano, che parla della necessità di una “regia culturale”. Secondo lui, la scuola non deve limitarsi a introdurre strumenti, ma deve governarli, interpretarli, contestualizzarli. Il rischio, dice Rivoltella, è quello di una “pedagogia della scorciatoia”, dove l’Intelligenza Artificiale diventa un alibi per evitare la fatica del pensiero. La velocità della risposta non può sostituire la profondità della conoscenza.

Relazione ed emozioni nell’era digitale

Anche lo psicoterapeuta Alberto Pellai ha espresso preoccupazioni. Nei suoi interventi pubblici ha ricordato che l’Intelligenza Artificiale, se non mediata da adulti consapevoli, rischia di accentuare la solitudine digitale degli adolescenti. La scuola, dice Pellai, deve restare presidio di relazione e di accompagnamento emotivo, perché nessun algoritmo può sostituire l’empatia di un insegnante o la forza di un gruppo classe.

Il discernimento della Chiesa: persona al centro

Queste voci si intrecciano con quella della Chiesa cattolica, che nella Nota Vaticana Antiqua et nova ha offerto una riflessione profonda sul rapporto tra nuove tecnologie e umanesimo. Il documento non rifiuta la tecnologia, ma invita a un discernimento critico. La centralità della persona, il valore della tradizione, la necessità di un’etica della responsabilità: sono questi i cardini della Nota. L’Intelligenza Artificiale può essere strumento utile, ma non può sostituire la responsabilità morale e la coscienza del docente. L’algoritmo non ha anima, non ha libertà, non ha responsabilità.

La sfida culturale ed etica

Il futuro della scuola, dunque, non si gioca sulla quantità di tecnologia introdotta, ma sulla capacità di mantenere viva la sua anima. La sfida è culturale ed etica: come integrare l’Intelligenza Artificiale senza snaturare la missione educativa? Come usare gli strumenti digitali senza trasformarli in surrogati della relazione?

Tradizione e innovazione: un’alleanza

Non si tratta di scegliere tra passato e futuro, ma di costruire un’alleanza. La tradizione umanistica italiana è una risorsa, non un peso. L’innovazione tecnologica è una possibilità, non un destino. Il compito della scuola è tenere insieme queste due dimensioni: custodire la memoria e aprirsi al nuovo, senza cedere alla fascinazione acritica per l’algoritmo.

Verso un umanesimo digitale

In questo senso, la scuola può diventare laboratorio di un nuovo umanesimo digitale: non un luogo che subisce la tecnologia, ma che la governa; non un’antenna passiva, ma un faro capace di orientare. È qui che la provocazione di Crepet, le riflessioni di Ranieri, Rivoltella e Pellai, e il monito della Chiesa si incontrano: tutti ci ricordano che l’educazione è troppo preziosa per essere lasciata alle macchine. È un atto di libertà, di responsabilità, di amore per la verità. E questo nessun algoritmo potrà mai replicarlo.

Conclusione: un faro di umanità

La scuola del futuro non può essere un’antenna dell’Intelligenza Artificiale, ma deve restare un faro di umanità. La tecnologia può arricchire, ma non sostituire. Se la scuola abdica alla sua missione, consegna i giovani a un sapere senza radici, a un futuro senza memoria. La sfida è allora quella di un’alleanza: tra tradizione e innovazione, tra umanesimo e tecnologia, tra libertà e responsabilità. Solo così la scuola potrà continuare a essere ciò che è sempre stato: non un archivio di nozioni, ma una palestra di vita.

Immagini generate tramite ChatGPT. Tutti i diritti sono riservati. Università di Torino (2025).

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