A Torino siamo diventati specialisti in una disciplina che non prevede podi né medaglie, ma che esercitiamo con tenacia quasi patologica: la narrazione del declino. Se ci imponessero una tassa sulla nostalgia, potremmo ripianare il debito pubblico regionale in un pomeriggio. Viviamo in una città che si specchia nelle proprie ferite come in un rituale collettivo: ci hanno portato via la Capitale per mano dei Savoia, poi la moda a vantaggio di Milano, il cinema e la televisione scivolati a Roma. E infine, l’auto. L’altra “casa reale”, quella degli Agnelli, ha spostato il proprio baricentro ben lontano da Mirafiori, dissolvendosi in una holding globale con sede ad Amsterdam e cuore che batte a ritmo di Marsigliese. Per il torinese medio, non è stata una fusione industriale, ma una cessione di sovranità. L’ultimo gioiello di famiglia finito in un caveau straniero.
Un inventario di primati dimenticati
Il nostro inventario dei “furti” subiti è lungo quanto un verbale di polizia. La RAI è nata qui, prima ancora che Roma pensasse alla TV. L’Olivetti ha immaginato la Programma 101, considerata da molti il primo personal computer, quando la Silicon Valley era ancora un frutteto. Se vogliamo essere filologicamente spigolosi, possiamo aggiungere che il telefono fu concepito da Manzetti tra Valle d’Aosta e Piemonte, prima che Meucci e Bell ne facessero una questione di brevetti.
La metamorfosi: dall’ingegneria delle lamiere a quella dei dati
Ma la retorica della sottrazione, da sola, è una trappola: uno specchio deformante che ci mostra solo ciò che non siamo più, non quello che stiamo diventando. Torino è diventata ostaggio di una nostalgia funzionale solo a chi non vuole cambiare. Eppure, mentre ci commuovevamo ricordando l’epoca d’oro, qualcun altro ha iniziato a scrivere il futuro. In silenzio, con lo stesso rigore tecnico di sempre, la città ha rigenerato il proprio patrimonio industriale trasformando l’ingegneria delle lamiere in quella dei dati. Una metamorfosi sottotraccia, ma radicale, che ha fatto della meccanica predittiva il nuovo tratto distintivo della manifattura torinese.
Oltre l’IA da salotto: la rivoluzione del margine d’errore zero
Ma bisogna intendersi su cosa sia davvero l’Intelligenza Artificiale oggi. Siamo stati sommersi da una narrazione banale, quella dell’algoritmo-giocattolo usato dagli studenti per scrivere tesi universitarie o per generare immagini bizzarre. È l’IA da salotto, quella che alimenta il folklore digitale e le conferenze improvvisate. Ma sotto la superficie, c’è un’altra rivoluzione che avanza: quella che si gioca su processi dove il margine d’errore deve tendere a zero. Logistica, ottimizzazione energetica e, soprattutto, sanità. È qui che il codice diventa strumento chirurgico, non di intrattenimento. E in questi ambiti Torino si è ritagliata un ruolo da capitale operosa: ospita la sede dell’Agenzia Nazionale per l’IA e un ecosistema tecnico-scientifico che cresce senza bisogno di palcoscenici.

La svolta istituzionale: il “Quesito 3” dell’ISS
Un segnale particolare è arrivato il 23 dicembre 2025: l’Istituto Superiore di Sanità ha aggiornato le Linee Guida sullo screening mammografico. Il “Quesito 3” ha introdotto una svolta significativa: l’uso dell’IA per decidere se una mammografia richieda una o due letture da parte del radiologo. La raccomandazione, pur condizionata, è favorevole. Non si tratta di un’adesione formale alla moda tecnologica, ma di un’apertura pragmatica fondata su studi, evidenze e analisi indipendenti. L’obiettivo è semplice: aumentare la capacità di screening, contenere i costi, ridurre i tempi. Il medico non scompare, tutt’altro: resta il pilastro del processo. L’IA si limita a fare ordine, ad abbassare il rumore, a lasciare spazio alla competenza umana là dove serve davvero.
Health Triage: l’innovazione clinica che traccia la strada
In questo scenario, alcune realtà hanno contribuito a costruire le basi tecniche e concettuali che oggi rendono questa svolta possibile. Tra le diverse realtà del territorio, interessanti per vari aspetti, ne ho scelta una che conosco bene e che rappresenta plasticamente questo passaggio: Health Triage.
Fondata nel 2020, con sede operativa a Torino, Health Triage è una deep tech specializzata nello sviluppo di soluzioni di IA per la diagnosi oncologica. Il suo progetto BreastNegative è stato concepito per identificare con elevata affidabilità le mammografie senza segni di tumore, riducendo il numero di esami che richiedono una seconda lettura. L’aspetto più rilevante è come questo approccio risulti perfettamente allineato con le raccomandazioni dell’ISS. Mentre le commissioni tecniche definivano con rigore scientifico i criteri del “Quesito 3”, questa deep tech torinese stava già sviluppando un sistema capace di agire come un filtro intelligente, senza mai sostituire il medico, ma potenziandone l’attività: rendendo il suo intervento più mirato, efficace, sostenibile. È la dimostrazione che l’innovazione, quando è figlia di una reale necessità clinica, finisce per tracciare la strada alla norma stessa.
Fondamenta solide e validazione internazionale
Il progetto poggia su fondamenta solide. Health Triage è uno dei pochi soggetti italiani ad avere accesso al database OPTIMAM, uno dei più vasti e curati al mondo, con oltre 7 milioni di mammografie provenienti da 465.000 pazienti del sistema sanitario britannico. L’accesso è stato ottenuto grazie a una partnership con Cancer Research Horizons e il Royal Surrey NHS Foundation Trust, e il progetto è supervisionato scientificamente da GISMa (Gruppo Italiano Screening Mammografico).
Ma la visione dell’azienda non si ferma alla senologia. Con il progetto Prostate V-Bio, Health Triage ha avviato lo sviluppo della prima “biopsia virtuale” per il tumore alla prostata: un algoritmo che, grazie alla radiomica applicata a immagini di risonanza magnetica, è in grado di stimare in modo binario (sì/no) la presenza di tumore e la sua aggressività, riducendo il ricorso a biopsie invasive che, nel 30% dei casi, non rilevano la malattia alla prima esecuzione. Il rigore metodologico è al centro di tutto.
Torino, quindi, non è solo la città che ha perso Stellantis. È anche la città dove si progettano modelli di Intelligenza Artificiale in grado di ridisegnare la prevenzione oncologica europea. Non con effetti speciali, ma con dati, algoritmi e standard clinici. È la dimostrazione che sotto la superficie malinconica c’è un’energia silenziosa che continua a generare futuro.
Il limite di Torino non è la mancanza di visione, ma la sua storica ritrosia a riconoscersi per ciò che è. Siamo così abituati a celebrare il passato che quasi ci infastidisce scoprire che una parte importante dell’innovazione nella prevenzione oncologica viene oggi programmata a pochi chilometri da Piazza Castello. Sapere che l’innovazione medica parla anche torinese non è un miracolo, ma il risultato di un lavoro serio, discreto e ostinato. Basterebbe solo smettere di piangersi addosso per accorgersene e sentirsi, finalmente, sobriamente orgogliosi.
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