Chi lavora davvero dietro tecnologie come l’intelligenza artificiale? Se è vero che l’intelligenza artificiale ha apportato notevoli cambiamenti nelle nostre vite, spesso i costi umani restano nascosti. Antonio Casilli, sociologo e autore di “Waiting for Robots“, smonta l’idea che le intelligenze artificiali siano davvero autonome. Nel suo libro spiega come lo sviluppo tecnologico non cancelli il lavoro umano, ma lo trasformi e lo renda invisibile e più facilmente sfruttabile.
Il concetto centrale è che l’input umano sia essenziale per addestrare le intelligenze artificiali. Il libro si articola in tre parti: la prima critica l’idea che l’IA possa sostituire completamente il lavoro umano, evidenziando come, al contrario, sfrutti forme di lavoro come il “microwork” e le attività sui social media. La seconda parte presenta esempi concreti di come piattaforme come Amazon Mechanical Turk e Uber estraggano valore dal lavoro umano attraverso compiti come l’annotazione dei dati e la moderazione dei contenuti. Infine, Casilli analizza le disuguaglianze globali perpetuate da questi sistemi e propone soluzioni come cooperative di piattaforma e modelli di reddito redistributivo.Il sociologo esplora anche la nuova divisione internazionale del lavoro: i posti di lavoro nel Nord globale non sono necessariamente automatizzati, ma spesso esternalizzati a “migranti digitali” nel Sud globale. Inoltre, Casilli mette in evidenza come i dati degli utenti siano diventati una vera e propria merce, alimentando problemi legati alla sorveglianza e alla privacy.
La sua proposta è quella di adottare un modello di proprietà collettiva dei dati per affrontare le disuguaglianze intrinseche al capitalismo delle piattaforme. Ma la domanda rimane: è possibile immaginare un futuro digitale più equo e inclusivo?
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Immagine generata con DALL-E3.

